L’imperatore Federico III d’Asburgo devoto della SS. Annunziata (1452)

Nel 1452 Federico d’Asburgo intraprese un viaggio in Italia per ricevere la corona imperiale dalle mani del papa a Roma e per sposare la principessa portoghese Eleonora d’Aviz. Accondiscese così, come era successo nel passato, alle aspettative di molti personaggi della società del suo tempo: principi, uomini delle repubbliche e della Chiesa e intellettuali che nutrivano la speranza comune di risolvere così le crisi politiche legate alla successione imperiale dei da Lussemburgo, alle inimicizie tra gli stati italici e dentro la Chiesa, alle eresie e all’espansione degli ottomani in Terrasanta (Costantinopoli sarebbe stata conquistata nel 1453).
Il re di Germania giunse in Italia il primo gennaio, accompagnato nel seguito da uno degli uomini più abili del tempo, già dimorante alla sua corte dal 1442 in diversi periodi, prima come laico e poi come ecclesiastico, dal 1449 vescovo di Siena e ora incaricato di negoziare il matrimonio: Enea Silvio Piccolomini, umanista e letterato, fondatore della città di Pienza e futuro papa Pio II (1458-1464).
Con il suo appoggio e consiglio il futuro imperatore passò le Alpi, soggiornò a Treviso, Rovigo, Ferrara e a fine gennaio venne accolto solennemente dai fiorentini e dai loro inviati a Scarperia di Mugello.
Il 24 febbraio incontrò Eleonora Aviz a Siena. La principessa aveva viaggiato per mare con una flotta di cinque navi partite a novembre dal Tago ed era sbarcata a gennaio a Livorno con il suo seguito di circa tremila uomini.
Il 9 marzo l’Asburgo fece il suo ingresso a Roma, sposò la fidanzata e il 19 ricevette la corona imperiale da papa Niccolò V.

Quando Federico dimorò a Firenze visitò il santuario della SS. Annunziata, come ricordano gli Annali dell’Ordine dei Servi di Maria (I, 486):

Post eos quoque dies Fridericus imperator cum ad Urbem pergeret, tum ut Imperiali potiretur diademate, tum etiam ut adolescentulam Leonoram Eduardi Regis Lusitaniae filiam uxorem duceret, Florentiam pervenit.
Ibi verò tanta Imaginis Annuntiatæ religione commotus, ecclesiam illam frequens visitare, et sacrum audire coeperat, donec tandem discessurus. Die prima, et secunda februarii, quo celebre Purificationis Santa Mariæ festum ferventius ageret, et vicissim puritati suae conscientiæ efficacius consuleret, in eodem sacello Annunciatae ad vesperas, ad divina officia, et missam solemni ritu celebrandam interesse voluit.
Ibi plurimas pecuniæ pro novis ædificiis oblationes, plurimam sacrorum indumentorum supellectilem cum sumptuoso pluviali aureis floribus cyrrato, et phrygio historiarum ornamento, quod proprio stemmate usque ad hanc nostram diem imperialem munificentiam praeseferret, elargitus fuit. Opus quod Florentiæ absolutum fuit anno 1468”.

Tradotto è:
E per di più giunse a Firenze l’imperatore Federico, diretto a Roma, sia per ottenere il diadema imperiale, che per sposare la giovane Leonora, figlia di Edoardo re del Portogallo.
Fu qui che, commosso dalla tanta religiosità legata all’immagine dell’Annunziata, cominciò a visitare frequentemente la chiesa e ad ascoltare i sacri riti fino alla partenza definitiva. Il primo e il due febbraio, nei quali giorni si festeggia con più fervore la Purificazione di Santa Maria, e si consulta scambievolmente con più efficacia la purezza della propria coscienza, volle assistere nella stessa cappella dell’Annunziata ai vespri, agli uffici divini e alla celebrazione della messa con rito solenne.
Qui fu generoso di numerose offerte in denaro per i nuovi edifici, per molti paramenti sacri, con il sontuoso piviale intessuto di fiori d’oro e l’ornamento frigio delle storie, dono che nel proprio titolo di nobiltà fino ad oggi ostenta l’imperiale munificenza. Opera che fu completata a Firenze nel 1468.

Gli Annali ricordano subito dopo il principale alleato dell’imperatore, Alfonso I d’Aragona che era zio della principessa Eleonora.

Cuius pariter exemplo rex Aragoniæ solemne ibi sacrum audire, et D. N. Iesu Christi communione per eosdem dies refici voluit, oblationesque, et propriam sui imaginem pro susceptis votis apponi iussit.

Con pari esempio il re d’Aragona volle udire lì le solennità sacre, ed essere restituito alla comunione con Gesù Cristo negli stessi giorni, e ordinò di fare delle offerte e che fosse collocata (nel santuario) la propria immagine per i voti assolti.

Proseguono gli Annali con sottolineare l’epoca memorabile della SS. Annunziata che si ingrandiva con l’aggiunta delle cappelle di sinistra e di destra (scavato il fosso antico nella parete), il completamento del cortile esterno con le volte superiori, reso più ampio e con forma magnifica e bella. L’annalista riconosceva che tutto quanto era certamente da attribuire agli indulti dei sommi pontefici, alla pietà del popolo, all’industria dei frati, alla munificenza della repubblica, dei principi e di altri, dei forestieri e soprattutto dei fiorentini, soprattutto dei principi serenissimi di Toscana e dei personaggi più illustri dei Medici, e inoltre, di quella di altre famiglie insigni – i Falconieri, i Guadagni, i Benizi, i Cresci, i Macinghi, i Villani, i dell’Antella, i Palagi, i Cortigiani, i Pucci, i Gonzaga, i Colloredo, i Tedaldi, i Feroni, ed altri più recenti ...

Questo perché:
“Est enim hoc Templum spirituale quoddam gratiarum, et miraculorum emporium, quo confluentium Christifidelium oblatæ calamitates affluentià gratiarum satis abundè compensantur ...”.

È un tempio spirituale ed un emporio di vere grazie e miracoli, nel quale le calamità apportate dall’afflusso dei fedeli sono abbondantemente compensate dall’afflusso di grazie ...

Paola Ircani Menichini, 21 luglio 2023.
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