Il Santuario della SS. Annunziata di Firenze  - Ordine dei Servi di Maria - HOME      Pubblicazioni

 

La SS. Annunziata pubblicazioni

 

 

Il convento di Montesenario dei servi di Maria

 

 

 

La riapertura del convento di Montesenario e la sua relazione con la SS. Annunziata di Firenze (1404) di Paola Ircani Menichini ('Il Chiostro alle origini dei Servi', 2005).

Montesenario 1428: 'crescere per honore di Dio' (i beni di Montesenario nel catasto del 1428).

Dedicato' a Montesenario (la dedicazione della chiesa) - 1621.

Un Crocifisso "a giusta misura di homo (autore Ferdinando Tacca) - 1647 di Eugenio M. Casalini.

Ricordo di fra Giovanni Battista Stefaneschi miniatore (m. 1659).

Fra Sigismondo Maria eremita, vero Servo di Maria Vergine (m. 1725).

Gino Bartali a Montesenario (una fotografia)

La porta della Chiesa è Gesù Cristo - Benedizione della porta di bronzo del santuario di Montesenario (1991).

La ghiacciaia di Montesenario: architettura e luogo dimenticati? recensione al libro di Barbara Aterini, Le Ghiacciaie architetture dimenticare, Alinea Editrice 2007.

Ricordo di un'artista: Nella Aglietti (m. 2005).

Necrologio - Fra Roberto Salvetti di Montesenario (m. 2006).

Benedetto M. Biagioli, Montesenario: segno e realtà (periodico 5, settembre.-ottobre) 2007

Benedetto M. Biagioli: Montesenario: il suo silenzio e il suo fascino Vedi


 

Dedicato a Montesenario (la dedicazione della chiesa)

E. A. S. 1234 / POST FATA O./ D. ILLE EGO [Edificato nell'anno della nostra salvezza 1234. Dopo varie vicende e calamità, con l'aiuto del Signore, sono ancora quell'Io delle origini] - torretta dell’orologio di Montesenario -.

La cbiesa dell’eremo fu consacrata il 21 settembre 1621, giorno di S. Matteo, dall'arcivescovo di Firenze Alessandro Marzimedici, presenti i padri della SS. Annunziata Alberto Rotilensi priore ed Eliseo Mazzoni, e il cancelliere dell'arcivescovado Giuseppe Barni. Il  22 settembre ricorre la festa della dedicazione della chiesa di S. Maria di Montesenario.

Dedicare significa intitolare qualcosa a qualcuno in segno di onore, devozione o affetto, oppure offrire a una persona cara un libro, un oggetto prezioso. E al Monte «dedichiamo» un pensiero, che è poi il commento di Giorgio Vasari sulla visione artistica di Piero di Cosimo (m. 1521), il pittore de l'Incarnazione, dove si vede nello sfondo un'immagine di Montesenario.

[Piero] Fermavasi talora a considerare un muro ... e ne cavava le battaglie de' cavalli e le più fantastiche città e i più gran paesi che si vedesse mai; il simil faceva de' nuvoli dell'aria.

Dal periodico bimestrale La SS. Annunziata, XX, 5, ottobre 2000.

 

Ricordo di fra Giovanni battista stefaneschi miniatore.

La vita di fra Giovanni Battista Stefaneschi, osm, eremita di Montesenario, pittore e miniaturista del ‘600 fiorentino è stata riproposta nella rivista mensile del Mugello L’Asfodelo a firma di Guido Molinelli. L’articolo è corredato di alcune fotografie - richieste al nostro archivio - di dipinti già pubblicati nel Bollettino: tra questi l’autoritratto dello Stefaneschi (Uffizi), il ritratto di Eleonora Ramirez Montalvo (convento delle Minime Ancelle della SS. Trinità), il frontespizio degli Acta del B. Filippo Benizi (SS. Annunziata, archivio).

Melchiorre Stefaneschi nacque a Ronta nel 1582 da famiglia di muratori ed entrò nell’eremo di Montesenario nel 1604, prendendo il nome di Giovanni Battista ed emettendo professione solenne l’anno dopo. Introdotto dal confratello fra Arsenio Mascagni nelle botteghe fiorentine di Andrea Commodi, Iacopo Ligozzi e Pietro da Cortona, qui apprese l’arte della pittura a olio e della miniatura. In breve tempo fu apprezzato e alcuni suoi lavori arricchirono la collezione del granduca Ferdinando II. Tra le sue opere ricordiamo anche un Cenacolo nel convento dei Servi di Ferrara e una Crocifissione con Santi a Luco di Mugello. Definito il rinnovatore della miniatura e poi il Beato Angelico dei Servi di Maria, rimase sempre umile e modesto nonostante il successo. Fu amico di Galileo anche dopo la condanna di quest’ultimo. Verso la fine della vita desiderò aprire un eremo servitano a Venezia. Ma nel convento di questa città la morte lo colse improvvisamente il 31 ottobre 1659.

 

Fra sigismondo m. eremita: vero servo di maria vergine (m. 1725).

Bernabò figlio di Giovanni Battista Bernabò della Vallisella nacque nel 1649 a Cadore nello Stato Veneto (oggi provincia di Belluno). Entrò nell'Ordine dei Servi di Maria con il nome di fra Giuseppe, ma, dopo sei anni circa, volendo imitare l' esempio di un suo compatriota, diventò eremita dell'Eremo di Cibona e professò il 20 febbraio 1687 con il nome di fra Sigismondo Maria. Trasferitosi nell'Eremo di Montesenario vi trascorse 30 anni ininterrotti. Scrive di lui il cronista della SS. Annunziata:

L'arte che egli esercitava ancora nel secolo, e con molta perizia, era di lavorare il legname, et in specie per le fabbriche, nel far cavalletti, e volte di legname alla Veneziana, e per questa sua grande abilità, il p. Generale Giovanni Francesco M. Poggi, gli fece fare dei lavori nelle fabbriche del nuovo Dormitorio, e della Libreria di questo Convento (di Firenze). Ugualmente fece molti lavori (cavalletti e altro) nel Sacro Eremo di Monte Senario, e per la volta del nuovo Coro, e nella nuova Sagrestia e nella nuova Chiesa.

Fu sempre inimicissimo dell'ozio. A 70 anni gli caddero le cateratte, ma, anche se non poteva fare gli Uffici, la mattina, doppo aver servito più Messe, se n 'andava alla porta della cucina, e pregava il cuoco a impiegarlo, o pure stava alla porta dell 'Eremo a rispondere a chi suonava, in assenza del portinaio, o vero andava al Vestiario a dipanare il refe, o si ritirava in qualche Cappella a sodisfare a' suoi obblighi, e recitare altre sue orazioni, e se taluno l'esortava a riguardarsi, e non venire al Coro ... subito rispondeva quello del 'Evangelio, cioè quello che persevererà fino alla fine, sarà salvo. Quando poi si trovava nell'officine, in compagnia de gl'altri fratelli, i suoi discorsi erano o sopra la lezione fatta nella Mensa o vero raccontava alcuni esempi, o miracoli seguiti, quali li aveva letti quando era sano, o gli aveva uditi da altri. In somma era alienissimo dal sentire qualsisia discorso che potessi offendere la carità, e quando qualcheduno usciva in qualche simile leggerezza, subito se ne partiva da quel luogo. Inoltre usava tutta la carità nell'instruire i Commessi, e Conversi novizzi, nel fare gli ufizzi di Comunità, per ben mantenere le consuetudini che si praticano in detti ufizzi, e benché fussero cose di poco ..., mostrava tutto lo zelo per mantenerle. Di più dava a' medesimi fratelli, santi avvertimenti, acciò s'esercitassero nella praticha delle sante virtù del!' Umiltà e della Pazienza, Ubbidienza e Carità. ... Sempre nelle sue operazioni ha dato una somma edificazione della sua rassegnazione alla volontà del Signore in tutto ciò, che gli accadeva alla giornata, e specialmente in ordine al vitto, e vestito, mai fu sentito lamentarsi; e perché i panni che riceveva dal vestiario, erano usati, pregava solo che fussero puliti; del resto, gli riceveva cortesemente, ringraziando Iddio, e chi gli somministrava, dicendo che era trattato troppo bene.

Aggravatasi la cecità, fra Sigismondo supplicò più volte il rettore di Montesenario di trasferirlo a Firenze per farsi curare e per poter servire le Messe. Arrivò a Firenze a giugno, in calesso ... e venuto il tempo, che dal Professore si doveva fare l'operazione di levargli le cateratte, gli sopraggiunse un nuovo, e maggior male, la ritenzione urinaria, e per i gran dolori sofferti, era necessario di siringarla due volte il giorno, e questo travaglioso male, lo sofferse con intera rassegnatione al Divino volere, per lo spazio di 29 giorni. Interrogato dai nostri religiosi, che lo visitavano, se desiderasse di guarire, rispondeva, sia fatta sempre la volontà del Signore, e niente più, e se non basta questo male, il Signore me ne mandi dell'altro, è padrone. Ne' suoi gravi dolori l'unico suo conforto era invocare bene spesso i SS. mi Nomi di Gesù, e di Maria. In tutto il tempo del suo gravissimo male, mai diede segno d'impazienza, ma d'una somma pazienza.

 Giunta la fine, ricevette i Sacramenti e spirò l'anima con una morte da vero Servo di Maria Vergine, conforme era sempre vissuto. Era l'una di notte del 27 agosto 1725.

Il giorno dopo, alle 21, finito il Vespro, tutto il Capitolo dei Padri della SS. Annunziata - con la Croce illuminata da due torce - due Padri Eremiti di Montesenario, alcuni fratelli della Compagnia di S. Giovanni Decollato e Filippo di Vincigliano, accompagnarono in processione verso piazza S. Marco, Porta S. Gallo, entrando per il Canto de Preti, nella Strada Maestra, la bara con dentro fra Sigismondo, sorretta a turno da 4 fratelli conversi e rischiarata da 4 torce. Alla Porta corpo e bara furono benedetti e portati dai fratelli della Compagnia a Montesenario

[articolo di Paola Ircani Menichini trascritto da: Archivio di Stato, Firenze, Corp. Soppr., 119, 57].

Dal periodico bimestrale La SS. Annunziata, XXII, 1, gennaio-febbraio 2002.

 

"La porta della Chiesa è Gesù Cristo " - Benedizione della porta di bronzo del Santuario di MonteSenario

Il 23 giugno u. sc., l'Arcivescovo di Firenze, cardinale Silvano Piovanelli, benediva la nuova porta di bronzo della Chiesa di Monte Senario) opera della scultrice fiorentina Nella Aglietti: “un'opera- confessa l'autrice - meditata e sofferta in tre anni di studi, attraverso una appassionata conoscenza della storia dei Servi di Maria e con l'entusiasmo dell'artista e del credente." La porta è l'ultimo - in ordine di tempo - gesto di amore che la Comunità dei Servi di Maria di Monte Senario lascia per memoria dell'anniversario della canonizzazione dei Sette SantI Fondatori dell'Ordine (1888-1988). Per commento ai contenuti degli 8 pannelli, riportiamo un passo significativo dell'omelia tenuta dal nostro Arcivescovo durante la celebrazione eucaristica. 

La porta dell'umanità, la porta della Chiesa è Gesù Cristo: una porta spalancata per sempre, per tutti gli uomini. Il Signore Gesù si presenta di fronte a noi sempre, anche risorto e vivo, mostrando le ferite delle mani e dei piedi e il costato squarciato. Ecco la grande porta che non si chiuderà più e resterà disponibile, spalancata per ogni uomo che voglia entrare nella salvezza di Dio. I santi sono entrati per questa porta. Essi realmente sono riusciti a realizzare il grande passaggio, che li ha portati ad entrare profondamente nel mistero dell'amore di Dio. E se voi osservate la porta che orna questo tempio, potete ben vedere come ci sono molte suggestioni che indicano in quali modi anche noi possiamo entrare attraverso la porta che è Cristo. Avete beni materiali? Come i Sette santi, dedicatevi allora alla preghiera e alle opere di misericordia, e voi entrerete. Volete vivere intensamente la vita cristiana? Mettetevi allora insieme, non siate isolati, individualisti, ma vivete comunitariamente nella famiglia, nella parrocchia, nella casa religiosa, nell'ambiente del vostro lavoro, e voi entrerete. L'Eucaristia è il mistero centrale della nostra vita, è il cuore della Chiesa, il grande Mistero nel quale siamo chiamati ad entrare sempre più profondamente: vivete l'Eucaristia e voi entrerete. Nel mondo ci sono tanti sofferenti, negli ospedali e nelle case tanti malati, tante persone che hanno bisogno del gesto di solidarietà, della parola di comprensione, anche semplicemente della presenza. Cercate di farvi delicati e premurosi verso questi nostri fratelli e queste nostre sorelle, e voi entrerete. Soprattutto, non dimenticatevi mai la croce, la croce che il Signore Gesù offre ai suoi discepoli, dicendo: "Se uno vuoI venire dietro a me, prenda la sua croce e mi segua". Prendete la Croce e voi entrerete. Certo, ogni cristiano, e potremmo dire in fondo ogni uomo, deve aprirsi alla realtà universale, non si deve mai chiudere nel cerchio ristretto della propria esperienza, della propria cultura, della propria nazione.

Deve dilatare il cuore sugli orizzonti della carità. Apritevi al mondo. Fatevi solidali con ogni sofferenza, e voi entrerete. Questa, ci dicono le raffigurazioni della porta, è la strada che hanno percorso i santi. E' così che essi hanno raggiunto la pienezza della vita. La porta di bronzo che si spalanca dinanzi a noi è il segno dell'apertura dell'amore di Dio, attraverso la quale noi dobbiamo entrare per essere ripieni del mistero del suo amore..."

Dal periodico bimestrale La SS. Annunziata, XI, luglio-settembre 1991

 

RICORDO DI UN'ARTISTA: Nella Aglietti

«È morta ieri [27 aprile 2005] Nella Aglietti, aveva 91 anni. Un’artista che è sempre stata volutamente nell’ombra nonostante la grandezza della sua opera che rimarrà: pochissimi sanno infatti che nel 1989 la Soprintendenza per i Beni Archivistici e Storici aveva approvato ... la rimozione delle porte della chiesa di Montesenario dei Servi di Maria per sostituirle con due ante bronzee per le quali Nella Aglietti, come scultrice, aveva approntato i modelli per otto pannelli che illustrano - visibili tutt’oggi - le vicende dell’Ordine dei Servi di Maria. Un’artista speciale Nella Aglietti: per tutta la sua vita, conclusa quasi in totale solitudine, si è portata dietro con modestia quei valori di fede e arte. Colmi di significati che meritano sguardi e ammirazione. Anche oggi». [tgf -La Nazione, 28 aprile 2005 - 24 ore Firenze VIII].

Poco aggiungiamo se non il ricordo che le porte di Montesenario furono realizzate per le celebrazioni del I centenario della canonizzazione dei Sette SS. Fondatori (1888), dopo tre anni di studio da parte di Nella Aglietti. Misurano cm 250, vennero fuse nella Fonderia Massimo del Chiaro e inaugurate il 23 giugno 1991.

Dal periodico bimestrale La SS. Annunziata, XXV, 3, maggio giugno 2005.

 

necrologio - fra roberto salvetti di montesenario.

"Ha servito per 50 anni nel santuario. Si è spento fra Roberto Salvetti - Esempio di costanza e di fede.

Quel buon sapore di Gemma d'abeto portava qualcosa di suo. Era un volto conosciuto da quanti salivano e salgono a Montesenario, quello di fra Roberto Salvetti che nel santuario dei Servi di Maria è stato a servire per più di 50 anni. Fra Roberto si è spento ieri [10 giugno]. Era lui a produrre il famoso liquore dei Servi, la Gemma, a confezionarla e da una vita spedirla a chi ne faceva richiesta. Non solo: gestiva anche il bar. Era nato nel 1921. Aveva 85 anni e del gruppo di frati che animano Montesenario era il più anziano per presenza nel santuario. In passato gestiva i rapporti per le case coloniche dipendenti dall’ordine, poi era diventato gestore unico della distilleria e del bar. Fra Roberto ha condotto una vita di preghiera lungo stagioni turbolente, ma foriere di cambiamenti positivi, con le vicende di padre Vannucci e di padre Turoldo. I funerali a Montesenario domani alle 15: sarà sepolto nel cimitero di San Martino" - Michele Brancale (La Nazione, 11 giugno 2006).