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La SS. Annunziata Pubblicazioni

 

 

La SS. Annunziata di Firenze e Lorenzo il Magnifico

 

 

 

 

Nella fotografia, vetrata sec. XV della cappella della SS. Annunziata con lo stemma di Piero di Cosimo dei Medici e scritta in arabo.

 

Ancora sull'Annunziata e Lorenzo il Magnifico.

Il 6 settembre u.s., si è chiusa la mostra dedicata a "La Chiesa e la Città a Firenze nel sec.XV", che la Curia Arcivescovile aveva organizzato e inaugurato, nei sotterranei della basilica di S. Lorenzo, il 6 giugno u.s., nel clima di celebrazioni del 500mo della morte di Lorenzo il Magnifico (+ 1492). Il Catalogo a cura di Gianfranco Rolfi, Ludovica Sebregondi, Paolo Viti, è stato stampato a Milano per la Silvana Editoriale, e ne parliamo sia per ricordare i "pezzi'" d'arte appartenenti all' Annunziata ed esposti in Mostra (v. in calce a questo articolo),sia per continuare sul nostro Bollettino il discorso sui Medici e l'Annunziata già iniziato nel numero precedente e che si completa ora con il presente articolo del Catalogo: "La SS. Annunziata e i Serviti" di E. M. Casalini (pp.119-121).

La basilica dell' Annunziata, nonostante la sua apparenza fastosa di marmi e dorature barocche,è tra le più antiche chiese di Firenze. La sua prima pietra fu interrata il 25 marzo 1250 e la fondazione di questo santuario è dovuta al nuovo Ordine regolare dei Servi di Maria, che sette cittadini fiorentini, nel quarto decennio del secolo XIII vollero dedicare, sul Monte Senario, alla Madre di Dio. Santa Maria di Cafaggio, o Santa Maria dei Servi - così ebbe nome la Santissima Annunziata all'inizio - fu  il primo convento cittadino voluto dal nuovo ordine religioso, che, oltre a diffondere una devozione alla "gloriosissima Vergine Maria" contemplata nel mistero dell' Annunciazione, operava predicando la pace e la riconciliazione degli animi nella città divisa tra guelfi e ghibellini, ortodossi ed eretici.

Certamente un'immagine della Madonna Annunziata dall' angelo servì, fin dai primi anni,a guidare la pietà popolare, e fu subito venerata come "Madre di Grazia" dai fedeli che ogni anno accorrevano, insieme al proprio vescovo, a celebrare la sagra del 25 marzo. Infatti, il 3 settembre 1293 Andrea dei Mozzi, vescovo di Firenze, concedeva particolari privilegi per le confessioni a sei frati della comunità e alloro priore, perché - dice la bolla - la devozione professata dai Servi di Maria alla pietosa Madre di Dio spingeva molti ad andare a Cafaggio a confessarsi (Annales OSM, 1618, I, p. 168).. A poco più di quarant' anni dalla fondazione, il santuario mariano di Firenze era ufficialmente riconosciuto dall' autorità ecclesiastica e con tale identità sarebbe giunto fino ai nostri giorni,impegnando per secoli anche le fabbriche della chiesa e del convento (cfr. Casalini, in Tesori d'Arte, 1987, p. 75 seg).

E' proprio a questo sviluppo edilizio che è legata, nella storia del santuario, la presenza di alcune famiglie fiorentine, potenti finanziariamente e politicamente. I Servi di Maria dell' Annunziata, pur facendo valere e difendendo l'autonomia e la proprietà dell'Ordine sull'edificio, sacro e comunitario, passarono però sotto la protezione e l'aiuto economico prima dei Falconieri, poi dei Guadagni e infine dei Medici.

Dal 1448 inizia una documentazione diretta e ininterrotta dei favori dei Medici all' Annunziata e se in ciò non si possono escludere fini politici di accondiscendenza alla pietà popolare - specie in Cosimo e in Lorenzo il Magnifico - nemmeno possiamo negare una sincera e personale devozione della famiglia all'immagine dell' Annunciazione nel santuario mariano di Firenze.Il Filarete nel suo Trattato d'Architettura (1451-1464) attribuisce a Cosimo, tra gli excelsi edifitii da lui fatti murare a Firenze, anche l'ornatissima cappella dell Annunptiata de' Servi (Il, f. lr ed cit. 1965), ma in seguito precisa: L'ornamento de' Servi non tacerò: questo a fatto fare Piero di Cosimo con volontà del padre (II,f. 188r).Un'iscrizione, già ai piedi dell'altare di marmo (attualmente al museo Bardini) attribuiva tutta l'opera a Petrus. Med. Cosmi. loann.Filius. Sacellum. Marmoreum. Voto Suscepto.Animo. Libens. D.D. Anno MCCCCVLXIII.Idib. Martii (Tonini, 1876, p. 88) e sul retro del cornicione del tabernacolo è rimasta visibile l'iscrizione: Piero di Cosimo de Medici fece fare que/sta opera et Pagnio di Lapo di Fiesole/ fu el maestro che lla fe' MCCCCIIL/ Costò fiorini 4000 el marmo (Tonini, 1876, p. 89).

Non possiamo quindi dubitare del fatto che il tabernacolo marmoreo della Madonna Annunziata sia stato voluto da Piero di Cosimo e per un motivo ben preciso, voto suscept" cioè voto fatto e - come suggerisce la data - per grazia ricevuta. L'iscrizione ai piedi dell'altare riportava la data del 15 marzo 1448 (1449, secondo lo stile comune) e il primo figlio maschio del più che trentenne Piero - il futuro Lorenzo il Magnifico - era nato il primo gennaio dello stesso anno.

La devozione di Piero di Cosimo all'Annunziata caratterizza tutta la sua vita. Nell'inventario inedito dei doni d'argento offerti alla Madonna (cfr. scheda 6.15), quelli dei Medici, come quelli di ogni fedele, segnano tappe tristi o liete del nucleo familiare.

Così, ad esempio, il 21 febbraio 1465 Monna Contessina donna fu di Cosimo de Medici, a sei mesi dalla morte del marito, inviò un reliquario d'argento a forma di pace, con dipinto su avorio"Nostra Donna quando è morta, con Nostro Signore che tiene la sua anima in collo".Inoltre il 23 marzo 1465 Giuliano di Piero, scampato a un gravissimo pericolo,  e mediis pene mortis faucibus viene mandato dal padre ad offrire alla gloriosissima Vergine una figura d'ariento (... ) cinta con cintola d' ariento.

Ancora, il 28 aprile dello stesso 1465 viene portata una corona d'ariento grande (...) fecela arecare Lorenzo di Piero di Cosimo quando andò a Milano. Disse era per la Nannina (cioè la sorella Lucrezia alla quale era molto affezionato), ma a quella data Lorenzo, sedicenne, stava per recarsi a Milano per assistere al matrimonio di Ippolita Sforza col duca di Calabria. L'8 settembre 1467 è lo stesso Piero che lascia su l'altare de la Nuntiata una imagine d' ariento di peso libre otto, once cinque e mezo. Disse darla per voto avea fatto per mona Lucretia sua donna per una sua malattia.Dopo tali esempi dobbiamo aggiungere quanto il Filarete nel suo Trattato e i registri di fabbrica documentano e cioè la costruzione (1453 -1463)di un coretto, o vestibolo, a lato della cappella della Madonna e in diretta comunicazione con essa: gli stemmi e gli emblemi intrecciati di Cosimo, Piero e Lorenzo - che con una certa frequenza si trovano in questo ambiente - fanno pensare a una commissione di famiglia. Nel Capitolo generale dei Servi di Maria tenutosi a Treviso nel 1461, il nuovo priore fra Cristoforo da Giustinopoli concesse infatti al Magnifico Petro Medices Cosmi filio e a tutta la sua famiglia, la partecipazione ai beni spirituali dell'Ordine (Annales OSM, I 1618, p. 511).

Nel coretto era situato anche l'armario degli arienti: un armadio a muro, chiuso da una cateratta di legno arricchita di tarsie e dal pennello dell' Angelico e della sua scuola, ora al Museo di San Marco (Casalini, 1963, pp. 104-124). Un occhio di vetro istoriato raccoglie inoltre, con bella invenzione, le imprese dei Medici, incorniciate non da rabeschi ma da una iscrizione in arabo antico che esalta la Vergine Maria (Casalini, 1981,pp. 2,3).Dell 'insieme "coretto-vestibolo-cappella" parla ancora il Filarete: Emmi detto che (Piero)già a agiunto presso ad essa una cappella atta a stare quando gli piacesse per sua divotione dignissime (Trattato, 1451-1464 ed. cit.,1965,1,f. 188v) e per raggiungere indisturbato il coretto, lo stesso Piero fece costruire sulle volte del chiostro dei Voti alcune stanze per sua abitazione, alle quali si accedeva direttamente dalla piazza (Casalini, 1963, p. 106).

Infine è interessante la testimonianza di fra Mariano Salvini dei Servi di Maria - vescovo di Cortona dal 1455 e promotore intelligente di tutti i lavori all' Annunziata dal 1447 - che scrive a Piero: In dies et horas singulas laus Deo et gloriosissimae Annuntiatae accrescit ex ornamento ingenti tabernaculi sive armarii et confluit populus advidendum (Piana, 1977, p. 165). Coretto, "armario" e stanze sopra il chiostro avranno richiesto spese non indifferenti, che da sole basterebbero a provare la grande generosità del figlio di Cosimo verso il santuario. E se gli ambienti sopra le volte del chiostro servirono solo a lui, alla sua pietà religiosa, è certo che i suoi discendenti le usarono per altre occasioni. Lorenzo vi tenne al sicuro,dal 5 al 12 giugno 1478, Raffaello Riario, il giovane cardinale che aveva sequestrato in Palazzo Vecchio dopo la congiura dei Pazzi (Adimari,1769, p. 62), e sembra che i suoi nipoti, i piccoli Clarice e Lorenzo, il 9 novembre 1494, nella cacciata dei Medici da Firenze, in questo ambiente trovassero un momentaneo rifugio (Rossi 1956,p.65).

Il periodo migliore dei rapporti tra l' Annunziata e i Medici fu sicuramente quello di Piero di Cosimo. Pare invece che Lorenzo applicasse una politica tutoria sul convento e che non tutti i religiosi fossero disposti a sopportarla. È sufficiente riportare alcune situazioni verificatesi in quegli anni all' Annunziata per poter convalidare le nostre ipotesi o almeno giustificarle. È singolare l'episodio del bando ricevuto da fra Cristoforo da Giustinopoli, priore generale dei Servi di Maria e già priore del convento di Firenze (1449), che si era reso colpevole di aver fatto pignere una imagine de la Nontiata per mandare ad l'imperatore, per capire il potere di Lorenzo, il quale ritira la condanna solo dietro la raccomandazione del cardinale Francesco della Rovere, futuro Sisto IV (cfr. Piana, 1977, p. 126,nota 54).Non si spiega completamente neanche il caso dei due umanisti dei Servi di Maria dell'Annunziata, fra Paolo Attavanti e fra Taddeo Adimari. Il primo viene messo in carcere nel 1471 e poi esiliato a Siena. Nel giugno del 1472 fra Paolo scrive a Lorenzo proclamandosi innocente - ma non conosciamo il capo d'accusa - e non riceve risposta. Esce dall'Ordine dei Servi ed entra in quello di Santo Spirito a Roma e ritornerà tra i Servi solo nel 1485, forse per la mediazione del nuovo generale, fra Antonio Alabanti, grande amico di Lorenzo.

Fra Taddeo Adimari in contrasto con gli "Operai" laici della Annunziata, è mandato in esilio, da dove scrive a Lorenzo il 5 ottobre 1479: nella mia deposizione non volevo offendere la tua Magnificenza, né gli altri operai, ma difendermi. Nel 1482 fra Taddeo è di nuovo all'Annunziata, ma l'anno dopo vestirà l' abito dei Vallombrosani e sarà nominato abate commendatario di Santa Reparata a Marradi (Serra, 1965, pp. 9 e sgg. 1971, p. 49 e Id.).

È certo insomma che nell'ultimo trentennio del secolo, gli "Operai" laici dell' Annunziata hanno un potere tale da indurre il Senato fiorentino ad inviare al papa Innocenzo VIII una lettera (17 novembre 1497) di pesanti accuse nei riguardi del convento. Il pontefice, dopo un'indagine accurata, sia pure rilevando alcune deficienze,darà ragione ai religiosi (Annales OSM, II 1618,pp. 1,2).

In questa lunga polemica si inserisce anche fra Antonio Alabanti che, prima come priore dell'Annunziata, poi da priore generale dell'Ordine de Servi di Maria, tenta di accordare le parti con operazioni di riforma religiosa, e con una sincera devozione a casa Medici. Una devozione che a detta dei contemporanei gli costerà la vita nel 1495: grande e Medici il ferno, o sorte o caso / lasciò a Milan per lor e l'osse e nervi (Rossi, 1956, pp. 65, 66, n. 68). La documentazione in nostro possesso sul decennio di fine secolo nulla ci rivela della posizione dell' Annunziata nelle drammatiche vicende tra Piagnoni e Palleschi. Né possiamo dar retta a certa storiografia del secolo scorso per avallare l'immagine di una netta opposizione trai due vicini conventi di San Marco e dell' Annunziata.

Gli ultimi riferimenti ai Medici li troviamo nel registro di "Entrata e Uscita della Sagrestia" del periodo 1488-1505, conservato nell'archivio del convento, e sono proprio del 1492. Il primo riguarda il figlio di Lorenzo, Giovanni, futuro Leone X: Ricordo chome a dì dieci di marzo 1491 Messer Giovanni di Lorenzo de' Medici con molti trionphi prese el capello alla Badia di Fiesole e entrò in Firenze a hore 22, e lla prima gita fu alla Nuntiata, poi andò a visitare la Signoria con quattrocento chavalli o più, e a dì 12 si Partì per andare a Roma e io frate Diodato sacrestano ho fatto questo ricordo ogi, questo dì 12 di marzo 1491 (c. 13v). A distanza di un mese troviamo la seconda" ricordanza", breve e senza alcun commento: Ricordo come oggi questo dì otto d'aprile 1492 morì el Magnifico Lorenzo de' Medici, a ore cinque di nocte e morì fuori di Firenze al luogo suo, detto Charegi (ivi, c. 14r).

 

Eugenio M. Casalini,osm

 

Come sarebbe logico a questo punto dovremmo riportare la bibliografia citata nel testo - e che l'interessato troverà nel Catalogo -, ma credo più utile per i nostri lettori citare le opere dell'Annunziata presenti alla Mostra (Riproduzioni e schede del Catalogo).

 

p.87 Rip. un confratello della Compagnia della SS. Annunziata (Ospedale degli Innocenti, Firenze)

p.89 Rip. Annunciazione-maiolica di Santi Buglioni nella lunetta della porta dell'ex-oratorio della Compagnia dell' Annunziata.

p.98 Rip. Crocifisso dei Bianchi - a tutta pagina e a colori (chiesa della SS. Annunziata).

p.99  Scheda di Ludovica Sebregondi sul Crocifisso dei Bianchi.

p.122 Rip. Santa Maria dei Servi - a colori e tutta pagina - dal Codici Rustici.

p. 123 Rip. Una pagina dell'Inventario degli argenti donati alla SS. Annunziata (1477-1511) - Scheda di E. Casalini.

p. 123 Graduale Codice D. (SS. Annunziata), scheda di Marco Assirelli. Rip. in bianco e nero della miniatura d'inizio della festa del Corpus Domini.

p. 125 Fornimenti d'argento lavorato per la legatura del Mare Magnum di Antonio Di Salvi (1488); scheda di Dora Liscia Bemporad; Rip. in bianco e nero dello stemma dei Servi di Maria; Rip. a piena pagina (p. 126) e a colori della coperta del Codice.

 

La SS. Annunziata XII, 4-5, luglio ottobre 1992.