La SS. Annunziata di Firenze

 

Il Santuario

Apertura della basilica.

Giorni feriali e festivi ore 7,30 - 12,30; ore 16 - 18,30; inoltre nei festivi ore 20,45 - 21,45

SS. Messe.

Feriali: ore 7 - 8 - 9 - 10 - 11 - 12 - 18  Festive: ore 7 - 8,30 - 10 - 11,30 - 13 - 18 - 21

Orario confessioni ore 8 - 12,30 ore 16,30 - 18,30


Indirizzo postale:

Convento della SS. Annunziata - via Cesare Battisti, 6 - 50122 Firenze (FI)

tel. 055 266181 (centralino) fax 055 2661894

 

Curatore del sito

e-mail


Un po' di storia

Piazza

Storia

Interno della Chiesa

Cappella della Madonna

Chiostro Grande

Parrocchia (la storia)

Pubblicazioni fino al 2013

Annate del Bollettino.

1981-1990

1991-1999

2000-2005

2006-2009

2010-2012

2013-2014

Con il 2014 si chiude la serie del Bollettino diretta da p. Alberto M. Ceragioli († 2015)

 

Alcuni articoli di vario argomento

Giovanni Stradano

Due statue robbiane

Maria Addolorata

La Novena

Alluvione 1966

Due lunette di Giovanni di Cornelio Tedesco

 


Te lucis ante términum

 

rerum Creàtor póscimus

Ut pro tua clemèntia

Sis praesul et custódia.

 

Procul recédant sómnia,

Et nóctium phantàsmata;

Hostémque nostrum cómprime,

Ne polluàntur córpora.

 

Praesta, Pater piìssime,

Patrìque compar Unice,

Cum Spìritu Paràclito

Regnans per omne sàeculum.

Amen.

 

Preghiera della sera

 

 

Prima che dilegui la luce,

o Creatore del mondo, noi ti preghiamo, per la tua clemenza, di vegliare su di noi e di custodirci.

 

Stiano lontani i sogni e i fantasmi della notte: trattieni il nostro nemico, perché il nostro corpo non ne sia contaminato.

 

Concedi a noi questa grazia, Padre pietosissimo, e Tu, Unigenito uguale al Padre, che con lo Spirito Santo regni per tutti i secoli. Così sia].

 

Inno attribuito a S. Ambrogio († 397), vescovo di Milano, ma forse di Anonimo del V-VI sec., inserito nella liturgia di Compieta, l’ultima ora canonica.


 

 

Aeterne rerum Conditor

 

Aeterne rerum Conditor,

noctem diemque qui regis,

et temporum das tempora,

ut alleves fastidium.

 

Nocturna lux viantibus

a nocte noctem segregans,

praeco diei iam sonat,

jubarque solis evocat.

 

Hoc excitatus Lucifer

solvit polum caligine:

hoc omnis erronum cohors

viam nocendi deserit.

 

Hoc nauta vires colligit,

pontique mitescunt freta:

hoc, ipsa petra Ecclesiae,

canente, culpam diluit.

 

Surgamus ergo strenue:

gallus iacentes excitat,

et somnolentos increpat,

gallus negantes arguit.

 

Gallo canente, spes redit,

aegris salus refunditur,

mucro latronis conditur,

lapsis fides revertitur.

 

Jesu, labantes respice,

et nos videndo corrige:

si respicis, labes cadunt,

fletuque culpa solvitur.

 

Tu, lux, refulge sensibus,

mentisque somnum discute:

te nostra vox primum sonet,

et vota solvamus tibi.

 

 

Annuncio di vita e di luce

 

Creatore eterno dell'universo,

che reggi la notte e il giorno

e alterni le diverse ore del tempo

per alleviare il peso della noia.

 

Luce notturna ai viandanti,

che fa albeggiare la notte,

il messaggero del giorno già canta

ed evoca il raggio del sole.

 

Al suo canto, si desta la stella del mattino

e sgombra il cielo dall'oscurità.

La schiera degli errabondi

lascia la via dei misfatti.

 

Il navigante riprende forza,

s'acquetano le onde del mare;

a quel canto, anche la pietra della chiesa (Pietro),

pianse la sua colpa.

 

Alziamoci adunque con coraggio:

il Gallo incita i giacenti,

rimprovera i sonnolenti,

e condanna i restii (ad alzarsi).

 

Al canto del gallo, torna la speranza,

è ridonata la salute agli infermi,

si ringuaina il pugnale dell'assassino,

torna la fede a chi è smarrito.

 

O Gesù, custodisci noi che vacilliamo,

e col tuo sguardo richiamaci,

se ci proteggi, cadono le lordure,

e col pianto si dissolve la colpa.

 

O luce, brilla nei nostri cuori,

scuoti il torpore della nostra mente:

Te per primo canti la nostra voce:

e a te sciogliamo il voto della preghiera.

 

Autore: Sant'Ambrogio vescovo di Milano (m. 397). Inni ( da: Antiche preghiere cristiane a cura di Paolo Lino Zovatto, Edizioni Fussi, Sansoni Firenze 1957).


REGINA SAPIENZA

 

O regina Sapienza,
il Signore ti salvi con tua sorella,
la pura e santa Semplicità.

Signora santa Povertà,
il Signore ti salvi con tua sorella,
la santa Umiltà.

 

Signora santa Carità
il Signore ti salvi con tua sorella
la santa Obbedienza.

Santissime virtù tutte,
il Signore vi salvi,
dal quale procedete e venite.

 

Quasi non c’è uomo al mondo
che possa avere per sé una sola di voi
se prima non muore.

 

Chi ne ha una
e le altre non offende, le ha tutte
e chi ne offende una

non ne ha alcuna e le offende tutte;
e ciascuna confonde i vizi e i peccati.

 

La santa Sapienza confonde satana
tutte le sue insidie.


La pura e santa Semplicità
confonde ogni sapienza di questo mondo
e la sapienza della carne

la santa Povertà confonde ogni cupidigia e avarizia
e le preoccupazioni di questo mondo.

 

La santa Umiltà
confonde la superbia
e tutti gli uomini di questo mondo
e tutte le cose di questo mondo.

La santa Carità
confonde tutte le diaboliche
e mondane tentazioni
e tutti i timori umani.

 

La santa Obbedienza
confonde tutte le volontà carnali e corporali
e tiene il suo corpo mortificato,

in obbedienza allo spirito
e in obbedienza al proprio fratello,

 

e rende l’uomo soggetto
a tutti gli uomini di questo mondo

e non soltanto agli uomini,
ma anche agli animali, alle fiere,

così che possono fare di lui
quello che vogliono
in quanto sarà loro permesso dal Signore.

 

S. Francesco d'Assisi


 

La crocetta d'oro

 

Io porto tanto amore

a una crocetta d’oro

che s’apre sul mio cuore.

 

 

È un tenue lavoro,

non è un ricordo, no;

come l’ebbi, l’ignoro.

 

 

Io l’amo poiché so

che croce fu dolore, e assai ne spasimò

un mio dolce Signore.

 

 

Sergio Corazzini, Liriche, Ricciardi, Napoli ca. 1908


 

Perché la faccia mia sì t'innamora,

Che tu non ti rivolgi al bel giardino

Che sotto i raggi di Cristo s'infiora?

Quivi è la rosa, in che il Verbo divino

Carne si fece; quivi son li gigli,

Al cui odor si prese il buon cammino. (Paradiso XXIII 70-75).

 

  O Donna gloriosa, alta sopra le stelle,

tu nutri sul tuo seno il Dio che ti ha creato.  

La gioia che Eva ci tolse ci rendi nel tuo Figlio e dischiudi il cammino verso il regno dei cieli.  

Sei la via della pace, sei la porta regale: ti acclamino le genti redente dal tuo Figlio.  

A Dio Padre sia lode, al Figlio el Santo Spirito, che ti hanno adornata di una veste di grazia. Amen


 

 

 

 

 

Dall'alto: Beato Angelico, Presepe, 1451-1453, dall'Armadio degli Argenti, già alla SS. Annunziata di Firenze.

 

Beato Angelico, Fuga in Egitto (particolare), 1451-1453, già nell'Armadio degli Argenti della SS. Annunziata di Firenze.

 


 

Un'antica Immacolata Concezione dei Servi di Maria

 

 

Giuliano Panciatichi, Immacolata, 1523, Pistoia, SS.Annunziata.

 

Tutta bella sei, o Maria: la colpa originale non ti ha sfiorato. Tu gloria di Gerusalemme, Tu letizia d’Israele, Tu onore del nostro popolo. Bianca come la neve la tua veste; il tuo volto, come il sole. (Antifone ai II Vespri della solennità)


 

Montesenario,

 

Santuario dei Servi di Maria, scelto da Maria come suo giardino.

In esso tante anime generose, abbandonando gli agi e le ricchezze, condussero vita austera e penitente e dettero preclaro esempio di eroiche virtù ...

p. Luigi. M. Salimbeni (1937)

 

 

O Sette Santi Padri ... voi che rifiutaste il successo, il fragore e le distrazioni del mondo, per ritirarvi in solitudine ad ascoltare, attenti, la voce di Dio, pregate perché anche a noi sia concesso il gusto del silenzio terreno e della contemplazione celeste.

 

«Il monte è il luogo e il simbolo dell’incontro tra cielo e terra, dell’ascesa umana e della teofania [manifestazione di Dio]»

 

 (G. Heinz-Mor, Lessico di iconografia cristiana, Milano 1995).

 


Gli Ordini religiosi dalla Spe Salvi

di papa Benedetto XVI

 

"Bernardo di Chiaravalle, che con il suo Ordine riformato portò una moltitudine di giovani nei monasteri, aveva su questo una visione ben diversa. Secondo lui, i monaci hanno un compito per tutta la Chiesa e di conseguenza anche per il mondo.

Con molte immagini egli illustra la responsabilità dei monaci per l'intero organismo della Chiesa, anzi, per l'umanità ...

I contemplativi – contemplantes – devono diventare lavoratori agricoli – laborantes –, ci dice. La nobiltà del lavoro, che il cristianesimo ha ereditato dal giudaismo, era emersa già nelle regole monastiche di Agostino e di Benedetto.

Bernardo riprende nuovamente questo concetto.

I giovani nobili che affluivano ai suoi monasteri dovevano piegarsi al lavoro manuale. Per la verità, Bernardo dice esplicitamente che neppure il monastero può ripristinare il Paradiso; sostiene però che esso deve, quasi luogo di dissodamento pratico e spirituale, preparare il nuovo Paradiso. Un appezzamento selvatico di bosco vien reso fertile – proprio mentre vengono allo stesso tempo abbattuti gli alberi della superbia, estirpato ciò che di selvatico cresce nelle anime e preparato così il terreno, sul quale può prosperare pane per il corpo e per l'anima. Non ci è dato forse di costatare nuovamente, proprio di fronte alla storia attuale, che nessuna positiva strutturazione del mondo può riuscire là dove le anime inselvatichiscono? '' (13-15).

 

 

Anonimo senese, San Filippo mediatore di salvezza, 1346, Todi, già nel convento di San Marco dei Servi di Maria.

 

 

La Madonna dà una rosa al b. Francesco Patrizi (Siena)


 

 

Fratelli, se con Cristo siete risuscitati, cercate le cose di lassù, ove sta Cristo che siede alla destra di Dio; occupatevi delle cose di lassù e non di quelle di questa terra.

Poiché voi siete morti (a questo mondo) e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio.

E quando apparirà Cristo, che è la vostra vita, allora anche voi comparirete con lui nella gloria.


 

 

Madonna della Santoreggia di Montepulciano.

 


 

 

 

La SS. Annunziata di Firenze in una  tela d'altare nella nella chiesa dei Servi di Maria della città di  Innsbruck (Austria).

 

 

 

La SS. Annunziata in una vetrata della chiesa Primaziale di Arles in Provenza (Francia).


Vademecum per i visitatori

 

 

 

Così era a Firenze nel 1927

 

Latterie e ristoranti

 

La storia

 

Le tariffe degli alberghi

 

Mappa

 

Tranvai elettrici dei dintorni e automobile per Monte Senario

 

Piccola guida di Firenze e

Oggetti ricordo delle feste giubilari

 

Tranvai elettrici di città e autobus


 

 

 

S. Maria di Cafaggio, la prima chiesa - S. Maria dei Servi, il suo nome nei secoli, poi diventato la Santissima Annunziata.


 

La "Domina nostra" nelle chiese dell'Ordine

3 novembre 2015

 

Le quattro opere che sono giunte fino a noi dal primo cinquantennio di vita dell'Ordine ci parlano della Verginità e Maternità di Maria : un’Annunziata a Firenze, una Madre col Bimbo in braccio a Siena, a Orvieto, a Bologna. di Firenze. D’autore ignoto è l’affresco di Firenze, Coppo di Marcovaldo è l’artista per Siena e Orvieto, Cimabue per Bologna.

 

1) L’Annunziata. È nota la leggenda: un non meglio identificato pittore di nome Bartolommeo, che aveva ricevuto dai frati l'incarico di affrescare la scena dell'Annunciazione su una parete della chiesa, si arresta tremante e incapace quando giunge a tratteggiare il volto della Vergine. Allo sgomento segue un torpore insolito durante il quale una mano angelica termina il dipinto. Da questo primo miracolo. la chiesa di Cafaggio fuori delle mura di Firenze diventa mèta di pellegrinaggi e le grazie della Madonna diffondono la fama di Questo affresco per l’Italia e nel mondo. Fin qui la tradizione. Nei secoli in cui si guardò all'arte sparsa nelle chiese con intenti non esclusivamente religiosi, l’immagine taumaturgica dell’Annunziata di Firenze non poteva sfuggire all’attenzione degli artisti e degli studiosi. Nacque un disparere di giudizi che si protrassero sino ai nostri giorni. Il Varchi, il Vasari, il del Migliore. il Richa, il Lami. il Rosini. il Milanesi. il Guasti hanno tutti una propria opinione a proposito. e il primo dato della tradizione che viene praticamente rigettato è la data del 1252; si cerca poi di dare un nome all’ignoto autore. E si parlerà di Cimabue, del Cavallini, di Giotto, del Gaddi fino all'Angelico. Per alcuni, insomma, l’affresco è senz’altro opera del sec. XIV, per altri, del sec. XIV sono i rifacimenti o i restauri.

Anche in seno all'Ordine si parteciperà alla polemica. II p. Prospero Bernardi nel 1679, con la sua .Apologia prenderà Ie difese della tradizione, ed altrettanto farà. con una ricchissima documentazione nel 1909 il P. Pellegrino Soulier (v. Monumenta Ordinis, tomo X).

Noi ci limitiamo a far notare che i documenti del sec. XIII, oggi meglio conosciuti, ci assicurano che la maggiore festività mariana a Cafaggio in quel tempo era la Santa Maria di marzo, e non la Natività (8 settembre) come generalmente veniva affermato fino ad ora. Un registro d'entrata e uscita del 1286-89 [Archivio dell'Ordine – Roma), così ci descrive nelle linee essenziali la festa del 25 mano: si manda in città il banditore pubblico ad annunciare l'avvenimento; interviene il vescovo e dice la messa e predica ai fedeli. e la folla dei devoti è attestata dalle entrate cospicue in denaro e in cera. Per avere un'idea di tali entrate. basterà dire che nel 1287 la loro somma equivale al salario di 216 giornate lavorative di un manovale.

Non si può pensare che tanta affluenza di popolo e la presenza della massima autorità religiosa di Firenze a Santa Maria di Cafaggio per l'Annunziata, dipendesse dal semplice motivo della devozione dei fiorentini al mistero dell'Annunciazione. Non mancavano certo chiese in città, e molto più antiche di Cafaggio, dove poter celebrare la festa liturgica e quella civile dell'inizio dell’anno. E' quindi molto probabile che la causa di tanto afflusso fosse la presenza dell’immagine venerata che rappresentasse appunto l'annunzio dell'angelo alla vergine di Nazareth. E siccome tanta devozione non poteva esser nata improvvisamente nel 1287, vediamo come la tradizione. che data l’affresco al 1252. Non è certo molto lontana dal vero. Il fatto poi che il termine “Annunziata” non lo troviamo, nei nostri documenti, altro che dopo la metà del sec. XIV ci dice semplicemente che, come la chiesa sarà chiamata Santa Maria di Cafaggio fino al sec. XV. così l'immagine miracolosa sarà a lungo per i fiorentini la Madonna Santa Maria Madre di Grazie, come si legge anche a piè dell'affresco.

Se questi argomenti ci provano la validità della data della tradizione, il seguente fatto ci spinge a consentire, in parte, con quanti affermavano che l'affresco era stato ritoccato attraverso i secoli.

Dopo la seconda guerra mondiale il convento, prima di rimettere nella cappella della Madonna gli ex-voto, le lampade ecc.,fece ripulire leggermente l’immagine. Nessuno si aspettava che sono la tenue azione dell’acqua e della mollica dì pane, la capigliatura della Vergine da nera diventasse bionda, il volto olivastro acquistasse una trasparenza perlacea, elementi decorativi prima invisibili o addirittura corretti, ritrovassero il loro disegno e colore originale. E, si badi bene, che la patina nera non aveva nulla a che fare con la polvere o il fumo delle candele.

Quindi, i documenti, la tradizione, i gusti e la mentalità dei nostri antenati ci portano a concludere: non esistono ancora argomenti decisivi per distruggere la data tradizionale; l'ultima recente ripulitura ci ha dimostrato che nei secoli passati non si aveva troppo scrupolo a intervenire con pennello e colori anche su immagini famose e venerate come l'Annunziata di Firenze.

 

 

2) La Madonna del Bordone, nella chiesa dei Servi di Siena.

Quest'opera è datata al 1261 e firmata da Coppo di Marcovaldo fiorentino. Poche sono le opere che ci rimangono di questo autore, e quasi nulla sappiamo della sua vita. Nel 1260 era a Firenze e prese parte alla battaglia di Monteperti dove rimase prigioniero dei senesi. Si pensa che abbia dipinto la Madonna dei Servi per riscattarsi di prigionia. In questa pittura l'autore segue un modulo orientale, ma si avverte già uno sforzo di emancipazione dal bizantinismo. Purtroppo, certe dolcezze e sfumature nel volto della Madonna e nelle membra del Bambino, rivelano la presenza di una mano posteriore appartenente alla scuola di Duccio di Boninsegna, e quindi ci nascondono una parte importante dell’opera del maestro.

Ci piace a questo punto riportare la descrizione del sigillo ufficiale dell'Ordine conservataci in alto notarile di Città di Castello. in data 1255 (MOS. t. XVI, p. 211): in esso è impressa “l'immagine della Beata Vergine Maria con il Figlio in braccio”. Si può quindi ritenere che il tipo iconografico della “Madre con il Figlio in braccio” sia la “Madonna” venerata nelle chiese dei Servi di Maria per il sec. XIII.

 

 

3) Madonna col Bambino, nella chiesa dei Servi ad Orvieto.

Coppo di Marcovaldo deve averla dipinta tra il 1265 e il 1270. In essa notiamo che l'autore accentua sempre più quel modellato e quell'ideale di. umanità che ritroveremo maturo in Cimabue, Nel 1733 l’immagine era stata fatta diventare la “Vergine dei Sette dolori” aggiungendole sul seno il simbolo d'un cuore trafitto dalle sette spade.

 

 

4) Madonna col Bambino, nella chiesa dei Servi di Bologna. Molte sono le parti autografe di Cimabue († 1302), anche se è presente in modo rilevante l'opera di aiuti della sua bottega. Essa è databile all’ultimo periodo del grande maestro.

 

Il secolo XIV non ci ha lasciato che queste quattro Madonne delle nostre chiese, ma il periodo è talmente importante per la storia dell'Ordine e per la storia dell'arte italiana, che non c'è bisogno di retorica o funambolismo per giungere alla conclusione d'una ben precisa e marcata finalità mariana dei primi Servi di Maria.

 

Eugenio M. Casalini

L’Addolorata, maggio 1960.

 


Il sorgere del duplice sole e il sorriso di santa Giuliana Falconieri

25 settembre 2015

Bontà e grazia mi sono compagne quanto dura il mio cammino (Salmo 22)

16 luglio 2015

L'eterno privilegio e l'avarizia di Adriano V

22 agosto 2015


 

''Quivi non è arte di pennelli,onde sia stato fatto il volto della Vergine, ma è cosa divina veramente''. (Michelangelo Buonarroti).


 

 

L'«infinito amore» alle arti e agli artisti - La cappella dei Pittori e il p. Montorsoli nel 450° anniversario della morte (1563 - 2013)

a cura di Paola Ircani Menichini

Collana Colligite 16, Firenze 2013.

 

- Il silenzioso richiamo della cappella dei Pittori di Eugenio M. Casalini.

- La Cappella sepoltura di fra Giovanni Angelo da Montorsoli di Alessio M. Rossi.

- I contratti con l'Accademia 1565 - 1734, trascrizione e note di Paola Ircani Menichini.

- Gli affreschi nella cappella dei Pittori (Vasari, Santi di Tito, Alessandro Allori)di Hans Gesenheimer.

- Ricordo di gioventù: Benvenuto Cellini - Sessanta anni or sono l'ho 'incontrato' nella Cappella dei Pittori della SS. Annunziata di Francesco Ristori.

- Note sulla cappella dei pittori dall'archivio del convento, secc. XIX-XX)di Paola Ircani Menichini.

- Il p. Giovannangelo Montorsoli di Paola Ircani Menichini.

- Il Montorsoli e le statue del coro dell'Annunziata di Eugenio M. Casalini.

 

Con le foto a colori delle opere d'arte presenti nella cappella

Edizione limitata.


 

 

Le poesie di Nilo Eugenio Casalini, osm

a cura di Iginia Dina e Nidia Bernardini Giovacchini

Collana Colligite 15, Firenze 2012.

Cenni biografici di Paola Ircani Menichini

Edizione limitata. Leggi le poesie nel file pdf


 

Le lampade votive d'argento della cappella della SS. Annunziata di Firenze

ddi p. Eugenio M. Casalini e di Paola Ircani Menichini

Collana Colligite 14, Firenze 2011.

Un viaggio a ritroso nel tempo per ritravare questi preziosi oggetti della devozione e i loro donatori

La recensione

La traduzione della recensione in inglese e francese

 


 

 

Una bella immagine dell'Assunzione di Maria del secolo XVII-XVIII di autore ignoto, situata nel convento, e soprattutto da restaurare ...

 

L'Annunciazione del 25 marzo

Ave, o Stella del mare, nobile Madre di Dio, vergine sempre, Maria, porta felice del cielo.

L'angelo reca il saluto: l'Ave, messaggio di Dio, muta la sorte di Eva, dona la pace all'uomo.

Rompi i legami dei miseri, rendi la luce ai ciechi, scaccia da noi ogni male, chiedi per noi ogni bene.

Mostrati Madre per tutti, porta la nostra preghiera: Cristo l'accolga benigno, lui che si è fatto tuo Figlio.

Vergine sola fra tutte mite e senza peccato, rendi i tuoi figli innocenti, miti e puri di cuore.

Donaci un cuore sincero, guida alla via sicura, fin che vedremo il tuo Figlio gioia immortale per noi.

Gloria all'Altissimo, al Padre, lode a Cristo, allo Spirito: salga al Signore, al Santo, l'unico e triplice onore. Amen. (Ave Maria, piena di grazia ...)

 


SAn Filippo e il lebbroso

 

San Filippo fu mosso a compassione nel vedere un lebbroso mendicare presso il villaggio di Camigliano di Montalcino.

Andò in disparte, si levò il tonachino (la camicia di lana bianca) e lo dette al lebbroso dicendo le parole apostoliche:

Argentum et aurum non est mihi, quod autem habeo hoc tibi do - L’argento e l’oro non sono con me, ma ciò che io ho, ti dò -

Appena il lebbroso fu vestito con il tonachino, la malattia scomparve dal suo corpo.

 

San Filippo,

il pane e l'acqua

 

Un angelo conduce S. Filippo e il compagno, in viaggio nelle Alpi di Savoia, verso una capanna dove i due frati troveranno pane e acqua.

Il Santo ha pregato così per il compagno che la fame ha reso disperato:

Signore Dio Padre Onnipotente, che desti da mangiare al tuo popolo e non cessi di nutrire tutte le tue creature ...

 

Il dono dell’acqua nel deserto ha un grande valore nei testi sacri e nell’insegnamento cristiano.

Come ricorda già il Vecchio Testamento, a Mara, dopo tre giorni di marcia, gli Ebrei fuggiti dall’Egitto, trovarono dell’acqua che Mosè purificò con un legno gettato nel pozzo (Es 15, 22-26).

Nell’oasi di Elim gli Israeliti contarono dodici sorgenti (15, 27); sull’Oreb sempre Mosé percosse una roccia con il bastone con cui aveva aperto il Mar Rosso e ne fece sgorgare acqua (17, 1-7).

In una variante del racconto (Numeri, 20 1-11) Mosè domandò alla roccia di dare le sue acque, prima di colpirla con il bastone.

Mosè prefigura il Cristo che sazia la sete spirituale dell’uomo. Giustino nel II secolo scrisse: il Cristo ha fatto scaturire da Dio una fonte di acqua viva nel deserto della conoscenza di Dio che era la terra dei pagani ...

 

 

Un particolare della lunetta di Andrea del Sarto: la morte di San Filippo e il miracolo del fanciullo resuscitato.

Rappresenta tre religiosi Servi di Maria che benedicono il corpo di San Filippo Benizi.

Andrea affrescò le lunette del Chiostro dei Voti tra il 1509 e il 1510.

 

 

San Filippo Benizi, Santo Padre dei Servi, fu priore generale dell'Ordine dei Servi di Maria dal 1266 all'anno della morte, avvenuta nell'ottava dell'Assunzione del 1285.

La festa liturgica è celebrata dall'Ordine il 23 agosto.

 


 

IL culto a S. Giuliana Falconieri

 

S. Giuliana, ricordata per la sua devozione alla Madre del Signore e all’Eucarestia, morì il 19 giugno 1341.

 

Venne beatificata nel 1678 e canonizzata da Clemente XII nel 1737.

 

Il suo corpo si trova alla SS. Annunziata nella cappella del SS. Sacramento, un tempo patronato della famiglia Falconieri.

 

L'ostia assunta nel petto

 

L'ostia, che nel santino riprodotto sopra, la santa mostra di accogliere in sé, richiama alla mente il miracolo avvenuto prima della morte.

 

Non potendo essere assunta con la bocca a causa della malattia, essa le si posò sul petto e scomparve nel corpo.

 

 

In Morte di Beatrice

 

Levava gli occhi miei bagnati in pianti,

e vedea, che parean pioggia di manna,

li angeli che tornavan suso in cielo,

e una nuvoletta avean davanti,

dopo la qual gridavan tutti: - Osanna;

e s’altro avesser detto, a voi dire‘lo.

Allor diceva Amor: - Più nol ti celo;

vieni a veder nostra donna che giace. -

Lo imaginar fallace

mi condusse a veder madonna morta;

vedea che donne la covrian d’un velo;

ed avea seco umilità verace,

che parea che dicesse: - Io sono in pace.

 

Dante, Vita Nuova, XXIII

 


 

Il dubbio

dell'angelo

 

«Il comandante in capo delle schiere celesti, ricevuto comando d’amore per l’uomo, si affrettò a presentarsi alla Vergine, come sta scritto.

Giunto a Nazaret, davanti alla casa di Giuseppe, si fermò attonito al pensiero che l’Altissimo volesse discendere tra gli umili e diceva:

‘L’intero cielo, con il suo trono di fuoco, non è sufficiente ad accogliere il mio Signore, come sarà accolto da questa povera fanciulla?

Il Terribile da lassù si farebbe visibile in terra? Ma certo sarà come egli vuole!

Quindi, perché mi fermo e non volo e non dico alla Vergine: Ave, Vergine e Sposa?’»  

(dalla liturgia bizantina)


 

 Feste di Maria

 

S. Madre di Dio 1 gennaio

Sposalizio di Maria 26 gennaio

Presentazione del Signore, già Purificazione di Maria 2 febbraio

Lourdes 11 febbraio

Maria alla Croce venerdì di Passione

Annunciazione 25 marzo

Maria dei Lavoratori 27 marzo

Maria di Bonaria 24 aprile

Beata Vergine della Ghiara, reggio Emilia 29 aprile

Maria Mediatrice 8 maggio

Fatima 13 maggio

Maria di Montenero 15 maggio

Maria Ausliliatrice 24 maggio

Visita a Elisabetta 31 maggio

Consolata di Torino 20 giugno

Medjugorie 25 giugno

Madonna del Sasso 2 luglio

Maria del Carmelo 16 luglio

SS. Gioacchino e Anna 26 luglio

S. Maria del Grappa 4 agosto

S. Maria della Neve 5 agosto

Assunzione 15 agosto

Maria Regina 22 agosto

Czestochowa 26 agosto

Natività di Maria 8 settembre

S. Nome di Maria 12 settembre

Maria Addolorata 15 settembre

Maria Mercede 24 settembre

Maria del Rosario 7 ottobre

Presentazione di Maria 21 novembre

Immacolata Concezione 8 dicembre

Maria di Loreto 10 dicembre

Maria di Guadalupe 12 dicembre

 

L'immagine della SS. Annunziata il cui Volto fu dipinto dall'Angelo nel 1252 secondo la tradizione; a sinistra il Santuario e la Piazza con la statua di Ferdinando I (Giambologna).

 

O Madre degna di tutti i canti, o genitrice del Verbo Santissimo più di tutti i santi, accogli ora l'offerta:

libera tutti da ogni sventura e riscatta da futura pena quanti proclamano: Alleluia.

Inno acatisto



La cappella dei Pittori, un testo di Hans Geisenheimer


 

 

Il libro Memorie della chiesa, e convento della SS. Annunziata di Firenze di p. Filippo M. Tozzi del Servi di Maria (1765), trascrizione e note a cura di Eugenio M. Casalini, osm e di Paola Ircani Menichini, Biblioteca della Provincia Toscana dei Servi di Maria, IX, Firenze, febbraio 2010.

Le 178 pagine comprendono ... continua

Recensione in inglese e francese in Città manoscritte

Vedi anche la presentazione dell'8 aprile 2010.

I registri dell'archivio di Stato di Firenze citati.


 

 

I frati di Cafaggio a Campaldino

11 giugno 1289

 

di p. Eugenio N. Casalini, Firenze 2009

 

I frati di Cafaggio sono i Servi di Maria della SS. Annunziata: così erano chiamati nel periodo delle origini dell'Ordine e del Santuario, nella seconda metà del Dugento.

Nel libro la loro vicenda di religiosi e di «cavalieri» si snoda attraverso le vicende del secolo che furono legate alla guerra contro gli aretini, alla vittoria di Campaldino ea Guglielmo di Durfort che fu sepolto nel Chiostro Grande, e allo stesso Dante Alighieri.

 

In vendita nel negozio del Santuario.


 

 

 

IL Beato Angelico e l'Armadio degli Argenti della SS. Annunziata

di firenze,

 

Collana Colligite, novembre 2007

v. la recensione

 

Autore:

p. Eugenio M. Casalini

(Profilo)

 

Dal libro:

Sta ora Messere Jesù in orazione.

... ma ora priega per sé. Abbili compassione; e maravigliati della sua profondissima umiltà. Con ciò sia cosa ch’elli sia Iddio ... e priega come persona abbisognosa. Considera ancora la sua perfettissima obbedienza.

(Meditazioni sulla Vita di Cristo di fra Giovanni da Calvoli)


 

NEL NEGOZIO DEL SANTUARIO (10 euro)



IL Periodico del Santuario

 

Con il 2014 si chiude la serie del Bollettino diretta da p. Alberto M. Ceragioli

 

novembre dicembre 2014

il calendario 2015

settembre ottobre 2014

luglio agosto 2014

maggio giugno 2014

marzo aprile 2014

gennaio febbraio 2014

novembre dicembre 2013

il calendario 2014

settembre ottobre 2013

luglio agosto 2013

maggio giugno 2013

marzo aprile 2013

gennaio febbraio 2013

novembre dicembre 2012

il calendario 2013

settembre ottobre 2012

luglio agosto 2012

maggio giugno 2012

marzo aprile 2012

gennaio febbraio 2012

novembre dicembre 2011

il calendario 2012

settembre ottobre 2011

luglio agosto 2011

maggio giugno 2011

marzo aprile 2011

gennaio febbraio 2011

novembre-dicembre 2010

il calendario 2011

settembre-ottobre 2010

luglio agosto 2010

maggio-giugno 2010

marzo-aprile 2010

gennaio-febbraio 2010

prima parte

seconda parte


novembre-dicembre 2009

prima parte

seconda parte

il calendario della SS. Annunziata 2010

settembre-ottobre 2009

prima parte

seconda parte

luglio-agosto 2009

prima parte

seconda parte

terza parte

maggio-giugno 2009

prima parte

seconda parte

marzo-aprile 2009

prima parte

seconda parte

terza parte

gennaio febbraio 2009

prima parte

seconda parte


gennaio febbraio 2008

marzo aprile 2008

maggio giugno 2008

luglio agosto 2008

prima parte

seconda parte

terza parte

settembre ottobre 2008

prima parte

seconda parte

novembre dicembre 2008

prima parte

seconda parte

terza parte

quarta parte

 

LE TRADIZIONI

Novena e devozione dei Nove Sabati alla SS. Annunziata di Firenze

(senza data, tipografia Istituto Gualandi, via Ripoli 181, Firenze).Vedi

 

Segnalazione di un saggio su un famoso padre dei Servi di Maria. Il cardinale Dionisio Laurerio di Fiorenzo Laurelli edito nella Rivista del Sannio 1997.

Si aggiunge che la lapide che compare in apertura del saggio è stata ritrovata alcuni mesi fa nella chiesa dei Servi di Maria di San Marcello al Corso.


Articoli del periodico bimestrale

 

Santa Maria Madre della  Speranza

La speranza è il sole della vita. Quando esso viene a mancare, l’anima dell’uomo si intristisce, non ha più ragioni per agire e tutto diventa cupo, Allora la disperazione, purtroppo non è lontana (fr. Gino M. Da Valle, osm, 2003)

continua

 

Il terribile vento di compassione

Gesù chiamava lo Spirito Santo Madre, perché in ebraico la parola ruah (spirito, in greco pneuma) è di genere femminile. Ruah significava anche vento terribile e straordinario, respiro, grande energia vitale e spirituale, forza di resurrezione, realtà immensa che è Dio stesso e dono universale.

continua

 

Ti saluto Incanto

Kaire kecharitomene dice in greco l’arcangelo Gabriele a Maria.

I latini hanno tradotto Ave, gratiosa e in italiano suona Ti saluto piena di grazia.

continua

 

Il Santuario della Madonna del Sasso

Nel 1567 Giovanni Brina dipinse una Annunciazione per la Madonna del Sasso che riprendeva quello della SS. Annunziata di Firenze.

Il Santuario è situato in Casentino vicino a Bibbiena a 11 km da La Verna.

Il nome deriva da un masso sopra il quale nel 1347 una colomba bianchissima si posò per circa un mese.

continua

 

L'Annunziata del Capitolo Vaticano

 In occasione della Incoronazione del 1852 un quadro dell’Annunziata (v. foto) fu inviato dai PP. fiorentini al Capitolo Vaticano come corredo della documentazione di rito e tutt’ora si trova in questa sede.  continua

Il cero sospeso (il beato Gioacchino Piccolomini)

Il cero acceso è sospeso in aria, ben diritto, come sostenuto da una mano angelica, invisibile ai nostri occhi. Sto dicendo di uno dei miracoli famosi dell’iconografia del beato Giovacchino da Siena, dei Servi di Maria dell’Annunziata di Firenze.

continua

 

San Giuseppe e i Servi di Maria

La devozione dei Servi al santo sposo di Maria è documentata fino dal Trecento.

continua

 

Immacolata Concezione (8 dicembre) (I).

La stella del mattino appare al sorgere dell’aurora ed è un emblema di Gesù, di Maria e della rinascita dell’anima.  ricordata in un inno di S. Ambrogio del IV secolo Aeterne rerum conditor (creatore eterno dell’universo).

continua

 

8 dicembre: Immacolata Concezione (II)

In Inghilterra e in Normandia si celebrava già nel secolo XI una festa della concezione di Maria; si commemorava l’avvenimento in se stesso, soffermandosi soprattutto sulle sue condizioni miracolose (sterilità di Anna, etc.).

continua

 

 

Dalla mangiatoia al sepolcro. Dal sepolcro alla vita.

Rifiutato dagli uomini (non c’era posto per loro nell’albergo (Lc 2, 7), la Vergine Maria depose il suo bambino in una mangiatoia o greppia che serve al nutrimento degli animali. La possiamo immaginare intagliata nella roccia secondo lo stile del paese (Lc 2, 7; 12, 16) e sita in una grotta.

continua

 

Annunciazione e Venerdì santo

Secondo un’antica tradizione riportata da Brunetto Latini (Tesoro) Cristo muore il giorno dell’ Annunciazione, anche se non cade di Venerdì Santo.

continua

 

Maria, Ostensorio di Dio vedi

 

Il Rosario di Andrea del Sarto (1509-1510) vedi

 


Dopo alcuni anni di inattività, è rinato il Centro Culturale Mariano.

L'inaugurazione si è tenuta sabato 21 marzo 2009 ore 15,30.


 Pensiero a Maria

In occasione delle solennità del Signore e della Madre sua, il Santuario con i religiosi e gli amici vuole unirsi a tutte le opere e preghiere verso Maria fatte nelle chiese, davanti ai tabernacoli o alle Sue immagini ...

In molti modi, attraverso i tempi, anche noi abbiamo rivolto i nostri pensieri e le nostre azioni alla Madre, la Santa Annunziata che con amore e coraggio ha fatto nascere Colui grazie al quale il mondo vive e spera sempre in ogni cosa bella, giusta e onorevole.

 

I fiori dei nostri santi

Quando S. Alessio capì che stava giungendo la morte (1310), l’attese sorridendo, in mezzo alla gente accorsa per vedere l’«avvenimento»; alcune colombe volarono sul suo capezzale facendo cadere dei fiori e Gesù bambino (o giovinetto) gli presentò una corona anch’essa di fiori.

Nel tempo che morirono i SS. Uguccione e Sostegno, a Montesenario, S. Filippo Benizi che era lontano, vide due candidi gigli recisi dallo stelo salire al cielo, offerti alla Vergine, e comprese che gli amati confratelli erano morti. Nella comunità dove si trovava, il santo disse ai religiosi:

Gaudete Fratres, duo Lilia, quae in agro nostro militanti florebant, in agro triumphanti modò transplantata vernant in conspectu Domini ... et veluti duae Olivae, et duo Candelabra lucentia exixtunt modò ante Deum.

[Rallegratevi fratelli, due gigli, che fiorivano nel nostro campo militante (nella chiesa operosa sulla terra) si sono rinnovati poco fa, nel campo trionfante (nella chiesa del cielo) al cospetto di Dio ... e come due ulivi, e due lucenti candelabri sono comparsi davanti a Dio].

 

Il bacio della giustizia e della pace

Scrisse il padre Agostino M. Morini che la Passione del Figlio e la Compassione della Madre sotto la Croce furono la manifestazione di due grandi amori e il frutto del bacio della Giustizia e della Pace, cioè la misericordia divina.

Gesù percorse Israele insegnando come Maestro per tre anni, ma con la sua morte e resurrezione, insegnò che niente di divino va su questa terra scompagnato dal dolore, e che le opere più grandi di Dio si operano nel silenzio e prendono vita qui nel dolore.

 Inutile quindi lamentarsi, recalcitrare, lasciarsi prendere dall’umiliazione e dai dubbi.

Maria ci insegna il grande valore del patire e del contemplare la sofferenza del Figlio.

Gesù apparve ai suoi contemporanei come un uomo benevolo e maestoso, davanti al quale facevano ressa i piccoli, e fuggivano i profanatori del tempio.

 Venne sottoposto ad un supplizio terribile che riunì in sé atrocità, lentezza e infamia.

 Con la croce la sua predicazione fu annullata; tuttavia Egli, in presenza del popolo che lo rigettava, del soldato romano che lo riconosceva, ebbe l’autorità di creare una nuova famiglia e dall’ultima goccia di sangue del costato trafitto, ordinò a Giovanni di prendere con sé la Madre.