Gli affreschi nella cappella dei Pittori (Vasari, Santi di Tito, Al. Allori)  home

Riportiamo un articolo pubblicato in L’Addolorata del 1907, pp. 141 e ss., con la prestigiosa firma di Hans Geisenheimer.

 

La Compagnia di S. Luca, riorganizzata da Cosimo I, e resa più nobile nello stesso tempo per l'aggregazione all'Accademia del Disegno allora di recente istituita, cominciò a adunarsi in certe occasioni nel Capitolo dei Servi sino dal 1564, ma vi acquistò certi diritti soltanto nel 1565 per un contratto che obbligava gli artisti al degno adornamento di questa Cappella.

Accademia del Disegno (l), F. CLVI c. 40. «E che detto Collegio abbia l'ornamento ovvero ripieno di detto Capitolo di Statue di Stucco in dieci nicchie e tre storie in tre quadri da farsi a olio o a fresco, secondo che delibererà l’accademia e luogotenente per partito, e gli altri ripieni dei quadri piccoli, che circondano detta Cappella dal cornicione in giù dipinti a fresco come di sopra di figure e grottesche secondo che parrà loro. - Il che si debba fare tutto in termine di cinque anni da persone che saranno elette per partito segreto del luogotenente e accademici, e mancando, la detta Cappella e sepoltura ritorni a detti Padri con tutti i miglioramenti, e ornamenti che vi fussero fatti ...».

Tale distribuzione dei lavori si fece due anni dopo «per sorte e polize», ma i documenti dell’Accademia ricordano solo l’atto, senza annotarne il risultato (2). Questa lacuna però si riempie benissimo con un ricordo autografo del frate-scultore Giovan Vincenzo Casali dei Servi.

SS. Annunziata (3) Filza del Camerlingo, CXXII, a c. 214:

«Ricordo come addì ultimo di novembre 1567 si vinse a viva voce che nel collegio degl’accademici del disegno, che le statue e pitture daffarsi nel capitolo della Nuntiata fussero secondo il primo modo et ordine dato dal R. P. Maestro Michelangelo de Servi, e si fece la eletione degli huomini che havevano daffarle, e si trasse di poi per polizza le statue e le nicchie loro, e fatto detto ricordo da fra Giovanni Vincenzo per commessione de m.ci sig. consoli.

[Segue la distribuzione delle dieci statue].

La tavola di mezzo della Trinità a m. Agniolo Bronzino e Lessandro Allori suo allievo. La storia grande del vecchio testamento a m. Giorgio Vasari aretino e l’altra simile del nuovo a m. Santi di Tito».

In realtà apparisce che tale programma subì lievi modificazioni. Il Vasari e Santi di Tito scambiarono fra di loro i compiti, sì che al primo toccò di figurare S. Luca in atto di dipingere la Madonna, e all’altro il Re Salomone quando edifica il Tempio, quadri allusivi alla Pittura e Architettura, mentre la Scultura doveva manifestarsi nelle statue di stucco.

Nei relativi documenti non compare più il nome del Vasari, ma sarebbe erroneo concluderne - come fece il Cavallucci (4) - che egli non avesse punto contribuito a questi lavori, l’affresco di S. Luca accusando così evidentemente la maniera dell’Aretino (5). Anzi, dato il carattere coscenzioso dell’artista, è lecito supporre che la pittura in questione fosse eseguita prima che, nell’autunno 1570, il Vasari lasciasse Firenze, per recarsi a Arezzo e quindi a Roma, dove dimorò - «fuor delle baie e ... dei nostri accademici» fìno all’estate del ‘71.

Sulla scorta dei documenti, di certo incompleti (6), possiamo soltanto constatare che le prime notizie, riguardanti l’adornamento del Capitolo, si trovano nell’ottobre 1569 (7). Sicuro è che dopo la partenza del Vasari gli artisti si animarono di alquanto zelo per completare e finire quei lavori secondo l’obbligo. Infatti, quando messer Giorgio fu arrivato a Roma, nel seno del Collegio avvenne quanto segue:

Libro del Provveditore, F. XXIV, a carte 29r:

«Addì X di dicembre 1570. Ricordo oggi questo dì sopradetto come ragunatisi la nostra Accademia nel Capitolo della Nunziata in tornata ordinaria con il signor luogo tenente [e] con i sig. consoli, e parlando publicamente a m. Santi di Tito che dovessi mettere mano nella sua storia. Promesse detto Santi che fra dua mesi prossimi avenire arebbe finito detta sua storia, e così fu in presentia di tutto il corpo della Accademia e della medesima Compania in numero persone diciotto».

E pare che l’artista mantenesse parola; poichè (ibid. a. c. 61) nel marzo 1571 troviamo parecchi pagamenti (per pennelli, colori, calcina e costruzione del ponte) relativi all’affresco di Santi di Tito; l’ultima mano egli vi dette un po’ più tardi (8) terminando così un’opera, che rimane fra le migliori uscite dal suo pennello, anzi fra le più felici prodotte in quell’epoca dalla scuola fiorentina (9).

Nel mese di giugno furono dipinte le grottesche che fiancheggiano i quadri e le singole nicchie (10), e nell’autunno fu eseguito finalmente il quadro sopra l’altare (11) dedicato alla S. Trinità. Infatti l’affresco porta la data A. D. MDLXXI e l’interessante, duplice segnatura; IA. PV. e AN. BR. - iscrizione che ha fatto concludere taluno, e più di tutti il Cavallucci (12).

Dai documenti risulta in modo chiaro che l’affresco fu dipinto da Al. Allori (13) probabilmente su disegno di Angelo Bronzino. Resta però la difficoltà di precisare quale parte vi avesse l’arte del Pontormo, il cui nome è connesso con questa pittura anche dalla buona tradizione (14). Mr. B. Berenson, il più competente critico moderno in questioni pontormiane, mi fece gentilmente sapere che egli tutt’al più nella figura del Cristo potrebbe riconoscere una vaga reminiscenza del Pontormo, ma che non gli è noto di lui nessun disegno da connettersi col nostro affresco. Per ora dunque bisogna rassegnarsi a un non liquet. Ma quando di nuovo a ciò si rivolga l’attenzione degli studiosi, si riuscirà forse a maggior certezza sull’ideatore di questa composizione aliena da quei difetti che sogliono diminuir pregio ai quadri sacri di Angelo Bronzino.

 

Hans Geisenheimer

 

Note

 

(l) A.S.F. - Archivio delle Arti, n. 27 (un'altra copia del contratto in F. CLVII). L’istrumento è del 25 giugno 1565, rogato da ser Giovanni di Pietro di Torello da Carmignano.

(2) Libro del Provveditore, F. XXIV, a c. 21.

(3) A.S.F. Conv. Soppr. n. CXIX.

(4) Notizie storiche intorno alla R. Accademia delle Arti di Disegno di Firenze (1873), pag. 105. - L’autore afferma di riconoscere in questa pittura tutti i caratteristici dello stile di Al. Allori! Bisogna però sapere che l’opuscolo del Cavullucci fu composto in fretta e furia, per sollecitazione del Ministero.

(5) Anche la buona tradizione (Cinelli, del Migliore) ne nomina autore il Vasari. Nel Bocchi (1501) non si parla del Capitolo de’ Servi.

(6) Uno dei libri andò perduto, già in quegli anni, per trascuratezza d’uno scrivano. Cfr. F. XXIV a c. 26r.

(7) F. CI, a c. 114r.

(8) Ibidem. c, 62: «Addi 12 maggio 1571 ... E a due contadini che tramutorno il ponte di Santi di Tito per ritoccare a seccho la sua storia soldi 3. 4».

(9) Due primi pensieri per l’affresco si trovano negli Uffizi col n. 7579 e 7587, e due abbozzi diversi fra di loro sono esposti, col n. 752 F e 755 F - Il cartone stesso si trovò in casa di Baccio Valori («Riposo», 1584, pag. 621). Si osservi la descrizione dell’affresco che fa il Del Migliore (Firenze, Città Nobilissima) (1684) pag. 296: «L’Architettura finse Santi di Tito, una bella giovane alata, coronata d’alloro in atto di mostrare a Salomone la pianta del suo maraviglioso tempio, presenti tutti gli architetti di nome, ritratti al naturale e vivi nel secolo del 1500.

(10) Dei pittori che eseguirono le storiette in chiaroscuro sopra le nicchie, si può indicare con sicurezza solo il Pietro Candido fiammingo, in quegli anni compagno del Vasari [cfr. Carel van Mander, e poi Baldinucci (1678) T. IV, 185]. Accad. d. Dis. Entr. e Uscita, F. CI a. c. 114r: «Adi 18 d’otobre 1569 ... Al opera di santa Maria del fiore pro calcina per intonacare al chapitolo de la Notiata per la storia di Piero Candido fìamigo per lui a Dom.o Pogini soldi 6. 8.». [Prima mi sentivo tentato di riferire questa notizia al grande affresco di S. Luca (sì che Piero l’avrebbe dipinto su disegno del Vasari), ma la piccolezza della spesa così isolata non permette di pensare a una superficie di dimensioni considerevoli]. Poi forse vi prese parte anche Giovanni Fedini, se pure si riferisce al Capitolo dei Servi (e non al Castello) il brano seguente, in F. GI, a. c. 115r: «Adì 19 d’ottobre 1570 ... E pochi dì innanzi spesi per calcina e a dua figli che tramutorno il ponte che haveva servito a Giovan Fedini per dipigniere la sua storietta».

(11) La tavola di mezzo ... perché l’altare si trovò originalmente dalla banda del Chiostro. Di faccia all’altare fu l’ingresso del Capitolo, che in tempi moderni fu chiuso, e vi fu collocato l’affresco del Pontormo proveniente da S. Ruffillo.

(12) Loc. cit - La sua ipotesi che quella data sia alterata e che l’affresco della S. Trinità sia dipinto dieci anni prima, è del tutto confutata dai nostri documenti.

(13) F. XXIV, a c. 62r: Addì 26 di marzo 1571, ... a un muratore che rintasò e arricciò la cappella dove a dipigner Lessandro Allori nel nostro capitolo lira 1»; a c. 64': «MDLXXI addì 13 di settembre ... M. Giovanni Maria Butteri paghate a ... porta dal Canto alla Paglia soldi dieci più che tanti sono per aver fatto il ponte nel nostro capitolo per m. Alless. Allori soldi 10 - addì detto, a un renaiolo che portò i soma di calcina da casa il luogo tenente m. Iacopo Pitti fino alla Nonziata per dipignere la tavola di m. Aless. Allori soldi 5 - addì detto: per some quattro di rena portate nel nostro Capitolo per m. Aless. Allori soldi dieci ...» - a c. 65r: «Addì XVIII di settembre: a un renaiolo che ha portato una soma di calcina ... al nostro capitolo che serve per la pittura di m. Aless. Allori soldi 5 - addì 20 di settembre 1571: per portatura di dua some di calcina al capitolo per l’opera di m. Aless. Allori, soldi 10». Questi pagamenti si ritrovano annnotati dal Butteri stesso, in F. CI, a c. 117 e 119. Soltanto in Firenze antica e moderna (1791) T. III, 358 vi è l’indicazione giusta, che la S. Trinità è dipinta dall’Allori.

(14) Bocchi-Cinelli (1677), pag. 464.