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La cappella del Crocifisso della SS. Annunziata di Firenze

e le statue della madonna addolorata e di san giovanni evangelista

 

 

 

La cappella del Crocifisso fu costruita da Michelozzo († 1472) tra il 1445-47 per la famiglia fiorentina dei Villani, che pose il suo stemma nei pilastri d’entrata e sulla bella lastra tombale al centro del pavimento. Il suo vero titolo era di S. Iacopo (o S. Giacomo), dal nome del fondatore, ma fu detta comunemente del Crocifisso, per la venerata immagine che da cinque secoli si trova nella nicchia che sovrasta l’altare. Ai lati del Crocifisso agli inizi di giugno 2006 sono state ricollocate le statue grandi al naturale della Vergine e di S. Giovanni Evangelista.

 

Il Crocifisso dei Bianchi. E basterà quindi ricordare le indulgenze concesse fin dal sec. XIII in quasi tutti i Venerdì di Quaresima a S. Maria di Cafaggio per capire che il contenuto religioso di questi Perdoni si esprimeva con l’iconografia della Passione di Cristo, come dimostra la copiosa presenza di opere artistiche sul tema, lasciate in sette secoli di storia nel nostro santuario. Una testimonianza indiscutibile l’abbiamo da un registretto di sagrestia che dal 1404, ricordava mensilmente le offerte e la cera della chiesa comprese le chandele vendute per tucto questo mese al Crocefisso e a San Martino. Quest’ultimo era il titolo della cappella dove era collocato, appartenente alla famiglia Guadagni dai primi anni del sec. XIV. In data anteriore al 1422 i Disciplinati dei Bianchi di Lucca avevano offerto alla cappella un paio di paramenta, nella cui pianeta si è uno leopardo per arme. Il dono portava lo stemma dei Guadagni.

Nel 1454 Iacopo Villani dettò il suo testamento al notaio ser Giovanni di Taddeo da Colle, dando disposizioni di essere sepolto nella tomba di famiglia nella cappella di S. Giacomo in qua est immago et figura del Signore nostro Gesù Cristo crocifisso in tabernaculo sopra l’altare. Il testatore volle la cappella cum ornamentis et aliis prout ad praesens est: cioè che non si rimuovesse o si togliesse niente. Iacopo morì nel 1456 e da questa data la funzione di crocifisso processionale venne trasmessa al Crocifisso delle Misericordie, un dipinto a tempera su tavola sagomata, oggi collocato sull’altare della cappella del Sacramento nel transetto destro di chiesa.

 

Le statue della Vergine e di S. Giovanni Evangelista. Il 1644 è la prima data che testimonia la presenza delle statue nella cappella. Le carte sono quelle del processo Servi-Guadagni, intentato ai frati per difendere i diritti di patronato che l’ultimo erede dei Villani aveva lasciato ai Guadagni. Dalla descrizione della cappella risulta che vi è un Crocifisso Grande di rilievo, et ai pie’ della Croce del medesimo Crocifisso due statue pure di rilievo, una della quali rappresenta la Vergine e l’altra S. Giovanni Evangelista.

Un altro documento si trova all’Archivio di Stato di Firenze: è un disegno a penna della cappella, databile circa 1655, in cui sono abbozzate le due statue ai lati del Crocefisso.

Anche nel 1694, le cronache del convento ricordano che, in una domenica di Quaresima, Violante Beatrice, Principessa di Baviera e di Toscana, in preghiera nella cappella del Crocifisso, havendo ascoltato una predica alla Vergine Addolorata, veduta la di lei statua appie’ della Croce con quella di S. Giovanni, concepì affetto di singolar devozione verso la Madre di Dio Addolorata.

Nella guida del Tonini (1876), le notizie non sono molto più esaurienti. L’autore cita il documento Villani (1454) e altre memorie: All’altare, in luogo dell’ancona, era uno sfondo a nicchia ov’era collegato un Crocifisso di legno, e a pie’ della Croce due figure di rilievo che rappresentavano la B. Vergine Addolorata e San Giovanni Apostolo.

In realtà, il testamento Villani del 1454, di cui abbiamo parlato, ricorda solo il Crocifisso, e non le statue, che per il marchio stilistico, sono riconducibili alla prima metà del secolo XV. Si può aggiungere che l’atteggiamento insolito dei due astanti - la Vergine è lievemente volta alla propria destra e guarda verso il basso; il S. Giovanni gira il corpo e l’attenzione a sinistra - non rivela la presenza di una croce alla spalle, ma piuttosto fa pensare a un Compianto su un Cristo morto e quindi ad una precedente collocazione.

Questa prima sede potrebbe essere stata la cappella di S. Donnino dei Falconieri, costruita nel 1350 da Giovanni e Neri di Fioravante. Al tempo dei lavori di ristrutturazione della chiesa da parte di Michelozzo e dopo una lite dei frati con la famiglia con un conseguente lodo dell’arcivescovo Antonino (1456), i religiosi furono gravati dall’obbligo di apporre nella cappella di S. Donnino arma, scuta et insigna ... in voltis et testitudinis e di pagare alcune somme di denaro a Paolo e Antonio Falconieri.

Nel 1470 i Falconieri spesero la somma ricevuta per sostituire al vecchio ornamentum un bassorilievo di terracotta di Agostino di Duccio ( † 1481 ca.) raffigurante la Resurrezione. Da questa data la cappella prese nome dal bassorilievo e così la troviamo intitolata nel 1539 quando una certa monna Maria lasciò un’offerta per tenere accesa una lampana all’altare della resurrectione, cioè sotto l’altare che v’è un Cristo morto.

Del 1470 il vecchio ornamento e i singoli elementi separati subirono collocazioni diverse: la Madonna e il S. Giovanni Evangelista dovettero trovare un’ideale sistemazione ai piedi del Crocifisso dei Bianchi.

Descrizione e attribuzione. Le statue sono in terracotta policroma. Il manto della Madonna è di rosso sanguigno, orlato da una filettatura dorata; la veste è azzurra. Il S. Giovanni presenta un manto arancione sopra la tunica di verde pallido o ceruleo. Misurano m. 1,65 circa x m. 0,50. Nella loro controllata naturalezza espressiva devono collocarsi tra la migliore scultura della prima metà del secolo e alla bottega di Luca della Robbia.

 

Testo curato da P.  Ircani Menichini, tratto da E. M. Casalini, Culto e arte all’Annunziata nel ‘400. Il Crocifisso dei Bianchi; il Crocifisso del Baldovinetti; due statue di terracotta del sec. XV, in ‘Biblioteca Toscana dei Servi di Maria’, 2, Firenze 1978.

 

Dal periodico bimestrale La SS. Annunziata maggio-giugno 2006.

 

interno chiesa