Gli ex voto dell'Annunziata visti da Gilles Caillotin, pellegrino

 

[Il ritorno da Roma di un fabbricante di saia remsese]

 

 

Gilles Caillotin, pélerin - Le retour de Rome d'un sergier rémois, 1724 - di Dominique Julia (dir.)

Publications de l'École française de Rome, 2013 - Transcription du ms 2487 de la Bibliothèque municipale de Reims

 

Traduzione a cura di Paola Ircani Menichini

 

 

Descrizione dei voti dell'Annunziata di Firenze

La solennità di quel giorno non permise di vedere tutte le chiese di Firenze ma di onorarne una sola.

Dopo aver fatto la descrizione di Santa Maria del Fiore, e della Rotonda di San Giovanni, conviene fare di seguito quella dei voti che vengono appesi nel portico della chiesa dell'Annunziata 183.

Questa chiesa è situata all'estremità di una vasta piazza, dove si trova la statua equestre di un duca di Firenze, montato su un cavallo di bronzo che ha la testa girata verso una grande e dritta strada che conduce a Santa Maria della Fiore; sui quattro lati del piedistallo di marmo bianco, sul quale è elevato il duca, che credo sia il grande Cosimo 184, si vedono molte tabelle di bronzo, dove sono incise le sue opere. Si vede anche una fontana in forma di nave con dei delfini dentro, che gettano acqua; il tutto è di bronzo abbastanza elevato in altezza.

Dopo di ciò, per non perdere tempo che posso occupare con cose migliori, l’Annunziata è luogo di grande devozione ed è separata da questa grande piazza da una muraglia, alta da dodici a quindici piedi per lo più, al mezzo della quale si trova una grande porta d'ingresso, non rotonda al di sopra, ma piatta. Lungo la muraglia, nella parte superiore della porta, è scritto a grandi lettere d'oro il nome di papa Leone X, e di papa Clemente VII, l’uno e l'altro della casa dei Medici 185: può darsi che siano stati questi papi che hanno fatto costruire la chiesa, o almeno, l’hanno arricchita dei loro doni spirituali, così come fanno fede le lapidi di marmo all’interno sopra l'ingresso.

Entrando, si vede sull'arco che sostiene il vestibolo, la pittura della Fede e della Carità 186: il vestibolo è lungo almeno venti passi in ciascuna facciata 187; è sostenuto da colonne e aperto su tutti i lati, pieni di una innumerevole moltitudine di voti di principi dello Stato e della Chiesa, che nei loro più grandi bisogni, hanno invocato la Santa Vergine Annunziata di Firenze, e hanno avuto sollievo nelle loro afflizioni. Vediamo nella parte superiore del portico, sopra la porta d'ingresso della chiesa, le statue di undici papi, a grandi figure, e in rilievo.

Vediamo voti di imperatori, re, principi, e anche del più miserabile dei loro sudditi, che in estremo pericolo, sinceramente rivolti alla Madonna Annunziata, sono stati liberati dai pericoli che la prudenza umana non ha evitato 188; e ne furono liberati del tutto, tanto da dedicarle voti o promettendole di visitare questo sacro luogo 189.

Quelli che, ad esempio, erano in prigione per cause ingiuste, e si trovavano alla vigilia della morte a causa della persecuzione di alcuni avversari potenti, senza che la giustizia avesse potuto prevalere nel suo grande giorno, è allora che con cuore sincero hanno chiesto alla Vergine Maria, e sono stati visibilmente liberati dal supplizio cui erano diretti. Numerosissimi sono i voti rappresentanti persone che hanno scampato la forca, la decapitazione; la cosa sembrava ancora più miracolosa, in quanto era avvenuta in piena vista di tutti: un boia si sente visibilmente trattenere le braccia. Si vede come una sorta di scala senza gradini, se non in basso e in alto, dalla quale per mezzo di uno scivolo che va dall’uno e l'altro lato di questa scala, una mazza che trancia viene lasciata cadere, grazie a una corda attaccata e a una puleggia fissata alla parte superiore della scala. Nel cadere avrebbe tagliato il collo, non di un uomo, ma anche un gigante: il collo era sistemato sul primo scalino e la mazza operava il suo effetto senza altri aiuti. Si vedevano criminali famosi che ritrovavano la vita in mezzo al tormento preparato per fargliela perdere 191. Altri, sinceramente che avevano invocato la Vergine nel momento in cui il carnefice li aveva gettati di sotto, promettendo di condurre una vita migliore, e la corda si era rotta subito.

Vediamo rappresentate persone povere che cadono nelle mani di un assassino crudele che vuole tagliarle a pezzi, o pugnalarle senza pietà e in questo inaspettato agguato essi ricorrerono alla Santa Vergine; si vedono corpi contundenti, pugnali cadere dalle mani di assassini, e le armi da fuoco non funzionare; oppure fermate da una mano invisibile.

Ho visto pugnali, coltelli, pistole di ogni genere, fucili, archibugi e persino dei cannoni. È sorprendente osservare una tale moltitudine di voti, che per la maggior parte sono personaggi in rilievo, che raffigurano il tipo di supplizio cui sono stati consegnati, e i favori che hanno ricevuto per intercessione della Beata Vergine invocata sotto il nome dell'Annunziata di Firenze: così appare dalla iscrizione dei nomi e paesi in cui tali persone dimoravano e che hanno beneficiato dei miracoli. Ci sono anche dei cannoni e palle pendenti nei quattro lati di questo grande vestibolo, così come al di fuori, lungo le pareti e pilastri che lo sostengono 192.

Fra questi voti, ci sono anche semplici piccoli quadri, attaccati alle pareti. La moltitudine è quasi infinita, e di tutti i punti di devozione d’Italia, non ho visto niente di simile a questo gran numero di voti, se non in una grande sala del convento agostiniano in Tolentino 193.

Anche il chiostro della chiesa è pieno di voti da tutti i lati. Dopo aver attraversato il meraviglioso vestibolo, entrai in chiesa il giorno della Natività della Beata Vergine e il giorno dopo mi sono avvicinato al santo sacramento dell'Eucaristia e, per continuare la narrazione, l’ho trovata non meno ampia come bella, sia che considerassi le sue arcate smaltate di rari dipinti, il suo pavimento fatto a mosaico, l'altare maggiore che risponde perfettamente alla maestà della chiesa come tutti gli altri altari, che sono riccamente decorati.

La cappella dell'Annunciazione non è in cima alla chiesa, ma a mano sinistra entrando, e da questa cappella si continua attraverso le altre, avanzando verso la testa di chiesa nella navata di sinistra.

Quanto a quello di cui io parlo, è racchiuso da una alta costruzione di marmo bianco composta da pilastri, ai piedi dei quali vi è una sorta di graticolato in bronzo argentato, intrecciato a modo di cerchi con dei pilastri quadrati a una certa distanza. Non posso ingannarmi nel dire che questo graticolato è di bronzo di colore rosso che ho rimarcato nel candore che la ricopre 194.

Si vede molto bene fuori dalla recinzione verso la navata principale, raggiungendo la porta principale della chiesa, una cassa d’argento, o forse di bronzo argentato, con due piedi di lunghezza e metà piede in ogni faccia, alta più di un piede dal pavimento della chiesa. Si usa per ricevere le offerte di chi vuole essere riconoscente alla Vergine, tramite un’elargizione. Sopra la cassa, sono collocate le tavole di marmo di cui ho parlato, nelle quali sono contenute le bolle dei papi Leone X e Clemente VII.

L'entrata di questa cappella non è sul lato grande della navata ma nella lunghezza dell'ala sinistra, attraverso le cappelle di cui ho detto, e l'altare è attaccato al muro che serve come portale per la chiesa, di fronte alla porta che conduce alla cappella che è non è delle più grandi.

Sopra al centro dell'altare è l'immagine dell'Annunziata, che è così ben fatta che ha dato il nome alla chiesa 195. Il quadro che si vede collocato nel tabernacolo è circa un piede e mezzo di altezza, e più di uno in larghezza. È realizzato di mano di Andrea del Sarto, famoso pittore del suo secolo 196.

Questo altare è d'argento, e la cappella, sia al di fuori che dentro, è ovunque ornata con voti d'oro, d’argento, la maggior parte arricchiti da pietre preziose.

C’era in cima al centro della navata della chiesa l'immagine della Vergine Maria, di cera e di grandezza naturale, forse di cinque piedi e ricoperta di abiti di seta: era esposta su un tavolo per la venerazione dei fedeli la cui moltitudine era innumerevole il detto il giorno della Natività 197.

Ci sono ancora in questa chiesa molte cose rare che l’incompetenza mi fa passare sotto silenzio; vi si vede la tomba del famoso scultore Baccio Bandinelli, con il suo ritratto e quello di sua moglie, che sono incisi sul marmo 198.

In questa grande città si trovano anche tante altre belle chiese che non ho visitato dopo quelle che ho ricordato; eccetto quella dei monaci di Sant’Antonio, dove mi sono confessato.

 

Note

182 Gilles Caillotin descrive uno degli elementi architettonici ancora tra i più visibili oggi a Firenze, dal momento che sussiste da circa il 1200: si tratta dei tabernacoli, dei piccoli santuari o nicchie poste sui muri dei palazzi o giardini, o agli angoli delle strade. Questi contengono un quadro, una statua o un bassorilievo (in terracotta o ceramica) che rappresenta la Madonna - sono tra i più numerosi - o un santo. Queste testimonianze di devozione, la cui origine nel paesaggio architettonico della città risale al XIII secolo, si sono moltiplicatie nel corso dei secoli su iniziativa delle corporazioni, potenze (associazioni che organizzano spettacoli e feste nei quartieri con l’occasione dei vari eventi cittadini), confraternite, ospedali e conventi o singole persone, spesso dopo la fine delle epidemie e in ringraziamento per le grazie ricevute. Anche le copie dell'immagine miracolosa della Santissima Annunziata sono particolarmente numerose (Piazza del Capitolo, Piazza dei Ciompi, Vicolo degli Alberighi, Vicolo dell'Onestà, via Santa Margherita, Via Vinegia). In occasione della festa della Natività, l’8 settembre, tutti i tabernacoli dedicati alla Madonna sono stati riccamente decorati dalle associazioni o dai particolari che ne hanno in carico la manutenzione. V. Ennio Guarnieri, I Tabernacoli di Firenze, Firenze, Bonechi Editore, 1989.

183 I voti di cui parla Gilles Caillotin sono, ovviamente, ex voto. Il convento dei Servi della Santissima Annunziata è stato fondato nel 1250. Il santuario deve la sua reputazione taumaturgica all'immagine miracolosa della Vergine dell'affresco che si trova immediatamente a sinistra dell'ingresso: secondo la leggenda che situa l’episodio nel 1252, il pittore Bartolomeo, dubbioso sulla sua capacità di disegnare i tratti del viso della Vergine, lasciò da parte i suoi pennelli, ma lo trovò al suo risveglio dipinto con l'intervento di angeli.

184 È, in realtà, la statua del duca Ferdinando I de’ Medici (1551-1609), scolpita dal Giambologna e eretta nel 1606. V. Francesco Bocchi, il Bellezze della città di Firenze, Firenze, 1677, p. 414-415.

185 Giovanni de’ Medici, nato nel 1475, figlio di Lorenzo il Magnifico, fu eletto papa nel 1513, e prese il nome di Leone X; morì nel 1521. Giulio de’ Medici, cugino di Leone X, fu eletto papa nel 1523, prese il nome di Clemente VII, e morì nel 1534. Fu Leone X che, per il suo ritorno a Firenze nel 1515, fece edificare da Antonio da Sangallo un nuovo portico a forma di arco trionfale, che è stata decorato con lo stemma del papa, intagliato in pietra dorata da Andrea di Cosimo Feltrini (1477-1548). Il portico attuale, che è stato esteso a tutta la facciata, risale solo all'inizio del XVII secolo.

186 Le pitture della Fede e della Carità, che circondano lo stemma di papa Leone X, sono state dipinte nel 1513-1514 da Jacopo da Pontormo (1494-1556), e sono state deposte nel 1955 a causa del loro cattivo stato di conservazione.

187 Questo è l'atrio che funge da anticamera alla chiesa ed è stato chiamato, a causa della moltitudine di offerte votive che sono state depositate lì, il Chiostrino dei Voti.

188 Gilles Caillotin qui si discosta completamente dalla descrizione fornita da Lassels R., op. cit., t. I, p. 227-229, per ricordare solo gli ex voto che visibilmente l’hanno affascinato. Il suo racconto è tanto più prezioso perché oggi dei migliaia di ex voto depositati presso l'Annunziata non restano che relitti. Allo stesso modo, Guillaume Manier, sarto piccardo di Carlepont, passando il 29 marzo 1727 a Firenze, si interessa, anche lui, fortemente agli ex voto e ne valuta "oltre quattrocento piccole figure di bambini, nelle persona miracolosamente guarite. Tutte queste figure simmetricamente collocate su scaffali disposti a tale scopo rappresetnano braccia, cosce, gambe, teste di bambini in costume, anche grandi personaggi e dame", v. Xavier Bonnault di Houët," Impressioni fiorentine un contadino di Piccardia, nel XVIII secolo, "Bollettino della Società storica di Compiegne, t. XI, 1902, p. 171-183; Si veda anche la descrizione delle offerte votive dell'Annunziata fatte dal padre giansenista Charles Le Maistre durante la sua visita a Firenze 5 gennaio 1665: "Questi ex voto erano i più rari e significativi che avevamo ancora visto in tutto il nostro viaggio, "Charles Le Maistre, viaggi in Germania, Ungheria e Italia, 1664-1665, Parigi, L'insulaire, 2003, p. 488-489. C'è anche una breve descrizione di ex voto in G. Richa, Notizie storiche delle Chiese Fiorentine divise ne' suoi quartieri, t. VIII, Firenze, 1759, p. 7-9. Sull’artigianato dei Falimmagini o ceraiuoli di Via dei Servi, che fabbricano le immagini votive di cera, vedere Aby Warburg, Saggi fiorentini, testi tradotti dal tedesco da Sybille Muller, Klincksieck Parigi, 1990, pag. 124-127; Georges Didi-Huberman, "Somiglianza mitizzata e somiglianza dimenticata presso il Vasari: la leggenda del 'ritratto dal vero’, Mélanges de l'École Française de Rome. Italie et Méditerranée, t. 106, 1994, in particolare pag. 409-432.

189 Gli ex-voto conservati presso l’Annunziata erano sia delle rappresentazioni figurative del miracolo dipinte su tavolette di legno che figure di cera, pasta di cartone, d'argento o di legno. Gli stessi padri dei Servi contribuiscono all'affluenza al santuario, o mediante pubblicazione di opuscoli illustrati per diffondere la storia dei miracoli più straordinari (Luca Ferrini, Corona di Sessantatre Miracoli della Nunziata di Firenze, Firenze, 1593; Giovanni Angelo Lottini, Scelta d’alcuni Miracoli e grazie della Santissima Nunziata di Firenze, Firenze, 1619, con 40 incisioni di Jacques Callot) o ordinando ad artisti fiorentini grandi tele che rappresentano la maggior parte delle grazie più insigni ricevute dalla Madonna Annunziata. V. Eugenio Casalini, SS. Annunziata di Firenze. Studi e documenti Sulla Chiesa e Il Convento, Firenze, Convento della SS. Annunziata, 1971, pag. 51-70 (articolo dal titolo "Le tele di memoria ex-voto").

190 Détrancher in lingua francese dei secoli XVI e XVII, significa smembrare, tagliare a pezzi.

191 V. la tavola di Antonio Tempesta (1555-1630), conservata presso la Santissima Annunziata, con la seguente iscrizione nella parte inferiore: "Dovendosi tagliare il collo a Francesco è miracolosamente impedito il taglio della mannaia". Sulla modalità di decapitazione prima dell'invenzione della ghigliottina, v. La ghigliottina della Rivoluzione francese, il catalogo della mostra organizzata da Valerie Rousseau-Lagarde e Daniel Arasse, la rivoluzione museo francese, Vizille, 27 marzo - 24 maggio 1987 p. 17-31.

192 Con una certa regolarità i Padri Sagrestani erano responsabili di ridurre la massa di voti depositati per far si che la chiesa fosse in ordine. Nella riorganizzazione fatta di seguito all'epidemia di peste del 1630, con l'aiuto dell'architetto Matteo Nigetti, circa ventimila "braccia, gambe, occhi," molti in pessime condizioni furono fuse. (V. Archivio di Stato, Firenze, soppressi Conventi, 119, vol. 54, fo 311vo). P. Ferdinando Mancini, sacrestano del monastero nel 1650, scrisse anche che fu fatta quattro volte, durante il quarto di secolo precedente la sua storia, questa operazione, resa necessaria dalla rottura o decomposizione di molti di essi; sospesi da funi alle travi del tetto della chiesa o sul cornicione che corre intorno, erano caduti inaspettatamente. Contò fino a 3600 tavolette votive dipinte che "coprivano tutte le pareti delle cappelle, affollato i pilasatri dai capitelli fino al basso, adornato tutte le porte della chiesa e occupato l'intero chiostro (Chiostrino) salvo i luoghi dove sono le Storie di questi eccellenti pittori. " I voti in argento - Padre Mancini ne contò oltre cinquemila - furono fusi regolarmente per fare candelieri, calici e altri vasi sacri, lampade, o venduti ai gioiellieri per soddisfare le esigenze del convento. V. Iginia Dina, "Ex-voto d'Argento all'Annunziata nel 1650. Manoscritto del P. Ferdinando Mancini O.S.M. Premessa, trascrizione e le note, Eugenio Casalini, Iginia Dina, Renzo Giorgetti, Paola Ircani, SS. Annunziata di Firenze. Studi e documenti Sulla Chiesa e Il Convento, 2, Firenze, Convento della SS. Annunziata, 1978. Eugenio Casalini, Maria Grazia Ciardi Dupré Dal Poggetto, Lamberto Crociani, Doria Liscia Bemporad, Tesori d'arte Annunziata di Firenze, catalogo della mostra, Firenze, Alinari, 1987, pag. 97-99, 299.

193 Lasciando Loreto, Gilles Caillotin si fermò a Tolentino per venerare le reliquie di San Nicola di Tolentino, frate agostiniano, che visse nel XIII secolo.

194 Su ordine di Piero de’ Medici cappella dell'Annunziata fu ricostruita nella metà del XV secolo su progetto di Michelozzo di Bartolomeo nell'angolo sinistro al fondo della navata della chiesa conventuale, in forma di tempio di marmo coperto da una trabeazione che poggia su quattro colonne corinzie. Il cancello intrecciato con corde di bronzo decorate che circondano questa cappella è opera di Maso di Bartolomeo (1406-1456).

195 L'immagine miracolosa dell’Annunziata data al XIV secolo; fu restaurata e ritoccata nel XV secolo alla fine del XVI secolo da Alessandro Allori, e di nuovo nel XVII secolo.

196 Andrea del Sarto (1486-1530), pittore fiorentino, ha dipinto soprattutto gli affreschi nell'atrio che funge da anticamera alla Chiesa dell'Annunziata: questi raffigurano scene della vita di San Filippo Benizi quinto priore Generale dei Servi di Maria, morto nel 1285 e canonizzato nel 1671 da Clemente X, e scene di vita della Vergine.

197 La festa della Natività di Maria attirava un gran numero di pellegrini, molti dalle montagne circostanti Pistoia. Arrivavano il giorno prima della festa e trascorrevano la notte, gli uomini nel chiostro davanti alla chiesa, le donne nella chiesa stessa. L'immagine di cera della Vergine venerata dai fedeli è visibilmente destinata a essere portata in processione, la terza Domenica di Settembre per la Vergine dei Sette Dolori, l’Addolorata, della quale esiste ancora oggi una macchina vale a dire un apparato scolpito con sfarzo costruito nel 1754 per questa solennità. V. E. Casalini, SS. Annunziata di Firenze ..., op. cit., 1978, pag. 273-276; Tesori d'arte ..., op. cit., p. 169-181.

198 Baccio Bandinelli (1488-1560) scolpì per la propria tomba, situata nel transetto sud della chiesa dell'Annunziata, una Pietà non finita: rappresenta il Cristo morto e una figura maschile che è verosimilmente Giuseppe d'Arimatea. I ritratti in bassorilievo di Baccio Bandinelli e sua moglie sono su uno dei lati lunghi del piedistallo a forma di sarcofago.

16 febbraio 2016 tutti i diritti riservati