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S. ANSANO: UNA CAPPELLA DEDICATA AL MARTIRE SENESE

 

 

 Nello scorso anno 1988 sono terminati nel nostro Santuario i lavori di restauro agli affreschi e ai marmi della cappella Grazzi, promossi ed eseguiti dal cantiere di conservazione dell'Università Internazionale dell'Arte di Firenze (U.I.A.). Tolti i ponteggi,!a cappella è apparsa in una realtà che la patina del tempo e un certo degrado non ci avevano dato di conoscere: essa è ora come uno scrigno aperto) e prezioso: raccolto tra il chiostro grande, dal quale prende un po' di luce, e la navata. Vi si accede dal transetto, e il colore caldo e calibrato del rivestimento marmoreo, e la morbidità cromatica degli affreschi, rompono l'ombra che per molte ore al giorno si addensa intorno all'altare.

Gli affreschi della cappella (1644), che i fratelli Grazzi - il canonico di S. Lorenzo Giovan Francesco e il musico Paolo detto il Fransesino - vollero dedicati alla musica sacra, rappresentando nella volta S. Cecilia che nella chiarità dei cieli è intenta a lodare Dio con l'organo, e nelle lunette bellissimi angeli con strumenti a fiato e a corda, sono stati sempre ritenuti dalla critica come uno dei capolavori di Baldassarre Franceschini, detto il Volterrano (+ 1689). Il pittore, di cui ricorre quest'anno il terzo centenario della morte, lavorò moltissimo per la nostra chiesa; basterà ricordare la tela del S. Filippo Benizi, nella cappella di fronte; la tela dell' Assunzione di Maria al cielo nel soffitto della navata centrale, e la vasta opera a fresco della cupola, dove l'ormai ottantenne Volterrano (1683) rappresentò un centinaio di personaggi del Nuovo e Vecchio Testamento, adunati ad esaltare la Vergine, incoronata dalla Trinità.

Ma non è mia intenzione soffermarmi sulla validità e perizia degli avvenuti restauri e sui valori estetici della cappella, dato che tali pregi sono presenti agli occhi di tutti, quanto raccogliere alcune notizie concernenti la storia della cappella e, se possibile, sciogliere qualche interrogativo che deriva dalla momentanea rimozione della tela dell'altare, portata anch'essa al restauro. I fedeli e i visitatori sono abituati a chiamare la cappella Grazzi, cappella di S. Biagio o di S. Ignazio proprio a causa della tela che si venera sull'altare. Essa è opera di ignoto del se. XV, e i tre vescovi martiri sono S. Biagio - al quale dice il Martirologio romano, .. .una cum duobus pueris capite truncatur, fu tagliato il capo insieme a due fanciulli: ecco perché vediamo i due piccoli martiri inginocchiati ai suoi piedi -, S. Ignazio e S. Erasmo.

La tela fu posta sull'altare nel 1644. Rimosso dunque il quadro per il restauro, è rimasto alla vista di tutti, sulla parete di fondo della cappella, un tabernacolo o nicchia affrescata e di notevoli dimensioni. Nel secolo scorso, quanto in essa era dipinto veniva così descritto: ... quella pittura... rappresenta una Santa martire, di mano ignota; la quale resta ora internamente ov'è la scala che porta all'organo (Tonini, «Guida... », p. 122). Diciamo subito che si tratta del martire senese Ansano e non di una Santa, e diciamo anche che, a mio parere, l'affresco risale alla prima metà del sec. XV e non appartiene alla scuola senese del '300, come vuole il Taucci, ma all'area fiorentina (Taucci,« Chiesa e convento... », p. 109). Infatti, ricostruendo per sommi capi la storia della cappella Grazzi si può esser certi che essa - la cappella - è nata nel sec. XIV, e, sempre a mio parere, formava - insieme alla opposta cappella di S. Barbara - il braccio trasverso dell'unica navata; su di essa fu inseguito costruito il campanile che è visibile nel disegno dell' Annunziata del Codice Rustici (c. 1425).Quindi la cappella fu anche detta « del campanile». Non sappiamo quando, ma la cappella del campanile fu concessa in un dato tempo alla famiglia dei Da Gagliano; infatti ad essa apparteneva ancora nel1451, prima che venisse ceduta ai Buti (1453); e i Da Gagliano divenissero patroni della cappella di S. Giuliano (1453) - così detta per l'affresco del Santo, di Andrea del Castagno, e oggi ricordata come cappella Feroni.

Se una data della cessione della cappella del campanile ai Da Gagliano si può azzardare, essa dovrebbe collocarsi intorno all'anno in cui fu dipinto il Sant' Ansano, e quindi aggirarsi negli anni trenta del sec. XV. Ma soffermiamoci a parlare ora del nostro santo. I segni iconografici della sua identità sono, la palma nella destra a denotare il martirio, e un cuore retto dalla mano sinistra che sembra essere segno distintivo per S. Ansano solo nel territorio fiorentino. Infatti, Ansano normalmente è rappresentato con la palma e la bandiera dai colori bianco e nero dello stemma del Comune di Siena. Probabilmente la suddetta variazione iconografica fu apportata in territorio fiorentino, per evitare suscettibilità politiche,nel richiamo alla sempre nemica Siena dello stendardo bianco e nero del Santo, mentre il cuore con sopra il monogramma bernardiniano del nome di Gesù, JHS, restituiva ad Ansano l'universalità evangelica e senza barriere. Il monogramma di Gesù inoltre è un elemento di datazione che ci rimanda alla prima metà del sec. XV, e nonostante lo stile modesto e ritardatario dell'affresco anche i quadrilobi della cornice, dentro i quali le testine di frati sono dei veri e propri ritratti, ci indicano lo stesso periodo e l'uso « umanistico » tenuto da altri pittori e scultori specie intorno alla metà del Quattrocento e subito dopo: vedi le comici delle porte di bronzo del Ghiberti o di Luca della Robbia, e, per la pittura, Alesso Baldovinetti e Cosimo Rosselli nei relativi affreschi del Chiostrino dei Voti, la Natività di Cristo (1463) e la Vestizione di S. Filippo Benizi(1475).

In altre parole, se il nostro pittore formalmente è ancora legato al gotico e ai suoi schemi,non rifiuta però le innovazioni culturali, specie se marginali al contenuto dell' opera. E allora penso che l'autore del nostro S. Ansano possa dipendere dal nome di quel Bicci di Lorenzo (+ 1452), che ebbe diverse commissioni pittoriche nella nostra chiesa,prima della metà del sec. XV. Per terminare tento di rispondere all'ultima domanda che viene spontanea, guardando questo Santo che non ebbe un gran culto nella Firenze medievale e rinascimentale. Perché i Da Gagliano avrebbero scelto per la loro cappella all' Annunziata, il santo patrono di Siena? Forse perché la loro origine, che dal nome si dichiara provenire dal Gagliano di Mugello,era in qualche modo collegata con una delle piccole pievi od oratori-santuario dedicati a S. Ansano - non mancavano nella zona -, al quale gli Ubaldini,feudatari della vallata e nemici di Firenze, avevano dato volentieri «ospitalità ». È una ipotesi, ma verosimile.

 

Eugenio M. Casalini